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KENYAOxfam denuncia le condizioni della popolazione nell'Africa orientale

18.07.22 - 15:34
L'ong parla di chi si arricchisce controllando le catene di approvvigionamento, a scapito della maggioranza che soffre
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Oxfam denuncia le condizioni della popolazione nell'Africa orientale
L'ong parla di chi si arricchisce controllando le catene di approvvigionamento, a scapito della maggioranza che soffre

NAIROBI - In Africa orientale l'inflazione dei generi alimentari innescata dalla crisi ucraina in questo momento è fino a quasi cinque volte superiore rispetto alla media globale. L'Etiopia è il paese più colpito con una crescita del 44% dei prezzi. Questa progressione dei costi, sommata alla peggiore siccità degli ultimi decenni, spinge milioni di individui dell'Africa orientale in una situazione di carestia, con una persona che ogni 48 secondi muore di fame, denuncia oggi l'organizzazione non governativa Oxfam. Al vertice della piramide di un sistema alimentare globale sempre più disuguale sono collocati invece i miliardari dell'industria alimentare, che dal 2020 hanno aumentato la loro ricchezza di 382 miliardi di dollari, aggiunge l'associazione con sede a Nairobi.

«Siamo di fronte a un sistema in cui chi è al vertice e controlla le catene globali di approvvigionamento alimentare accumula fortune enormi, mentre milioni di persone muoiono di fame», afferma Francesco Petrelli di Oxfam Italia, citato in una nota. «Basti pensare che l'aumento dei patrimoni dei miliardari del settore alimentare in appena due settimane è equivalente alla cifra necessaria a finanziare interamente l'appello delle Nazioni Unite per la risposta alla fame in Africa orientale. Appello che al momento è coperto per appena il 16% di quanto necessario».

I leader mondiali rimangono indifferenti di fronte a questa catastrofe, facendo pagare alla parte più povera della popolazione mondiale il prezzo di un sistema alimentare globale insostenibile, per le persone e il pianeta, privo di regole, concentrato e controllato da poche multinazionali, sostiene Oxfam. Al contrario servirebbe aumentare il prelievo fiscale sui soggetti più facoltosi a partire da chi sta realizzando enormi profitti dalla congiuntura, come i colossi del settore alimentare, per consentire ai paesi più poveri di salvare vite.

In questo momento in Africa orientale la popolazione sconta una fortissima dipendenza dalle importazioni di cibo, arrivando a spendere fino al 60% del proprio reddito per l'acquisto di prodotti alimentari. Ad esempio cibo e bevande rappresentano ben il 54% dell'indice dei prezzi al consumo in Etiopia, mentre appena l'11,6% nel Regno Unito, conclude Oxfam.

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