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Proseguono le proteste davanti all'ambasciata russa di Washington

STATI UNITIProseguono le proteste davanti all'ambasciata russa di Washington

14.03.22 - 06:00
«Sono americana, sento di dover essere qui, a protestare contro questa ingiustizia» ha raccontato una manifestante
Cavalieri e Mulvoni
Proseguono le proteste davanti all'ambasciata russa di Washington
«Sono americana, sento di dover essere qui, a protestare contro questa ingiustizia» ha raccontato una manifestante

WASHINGTON - La capitale degli Stati Uniti continua a manifestare il suo supporto alla popolazione ucraina. Uno dei luoghi simbolo delle proteste contro l’azione militare voluta dal presidente Vladimir Putin è l’imponente edificio dell’ambasciata russa di Washington. In questo periodo la sede diplomatica è tra le location predilette per le manifestazioni pacifiche pro-Ucraina nella capitale.

L’ultima sfida alla potenza russa è arrivata in questi giorni. Si tratta della "President Zelensky Way", un cartello stradale non ufficiale, issato sul marciapiede antistante dai manifestanti che hanno simbolicamente intitolato la strada al presidente ucraino. Un cartello provocatorio, uno sberleffo che i sovietici, però, non possono rimuovere, in quanto posizionato tecnicamente su suolo statunitense.

Intanto, davanti alle alte inferriate dell’ambasciata, ha suonato nei giorni passati il celebre violoncellista cinese-americano Yo-Yo Ma, a Washington per un concerto al Kennedy Center, il massimo teatro cittadino. Una performance estemporanea in solitaria. Il musicista ha ricordato che in circostanze dolorose come questa «ognuno deve fare la sua parte». E per dare il suo contributo è qui anche Lynn. «Sono americana, nata e cresciuta a Washington, ma sento di dover essere qui, a protestare contro questa ingiustizia», ci dice, mentre tiene alto un cartello. «Quando posso vengo qui; a volte sono sola, altre volte ci sono tante altre persone. È importante esserci, far sentire il nostro dissenso».

In solidarietà con la popolazione ucraina, i manifestanti continuano a lasciare qui girasoli, il fiore nazionale, diventato nel mondo il simbolo della resistenza. Costruita tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, la sede diplomatica russa nella capitale americana è sempre stata al centro dell’interesse dell’opinione pubblica, soprattutto per l’imponenza e l’apparente impenetrabilità. Il complesso, posizionato nel quadrante nord-ovest della città è stato progettato dalla star dell'architettura russa Michael Posokhin, l'architetto che in patria ha concepito il Palazzo del Cremlino e una serie di altre importanti costruzioni. Temendo che i russi utilizzassero nuove tecnologie per carpire quanto avveniva in luoghi sensibili come la Casa Bianca, il Congresso, il Pentagono, il Dipartimento di Stato, ma anche le sedi di FBI e CIA, negli anni Ottanta gli americani lanciarono l'operazione top-secret “Monopoly”, ovvero la costruzione di un tunnel strategico sotto il complesso a scopo di spionaggio. La galleria, però, non fu mai utilizzata a causa del tradimento dell'agente dell'FBI Robert Hanssen che rivelò il piano statunitense al KGB.

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