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ITALIAIl piano italiano per raggiungere l'immunità di gregge: «corsie preferenziali» per il vaccino ai giovanissimi

09.08.21 - 17:45
Sono 2,7 milioni quelli che non l'hanno ancora ricevuto, ma preoccupano di più gli over 50 non immunizzati
keystone-sda.ch (Redazione Telenews)
Il piano italiano per raggiungere l'immunità di gregge: «corsie preferenziali» per il vaccino ai giovanissimi
Sono 2,7 milioni quelli che non l'hanno ancora ricevuto, ma preoccupano di più gli over 50 non immunizzati

ROMA - Il raggiungimento dell'immunità di comunità (o di gregge), fissato alla soglia dell'80% della popolazione italiana, dipende dalla vaccinazione dei giovani. Per questo motivo le autorità sanitarie italiane puntano tutto su una "corsia preferenziale" per i giovani, specialmente gli under 30.

Le corsie preferenziali - Il commissario straordinario per l'attuazione e il coordinamento delle misure occorrenti per il contenimento e contrasto dell'emergenza epidemiologica COVID-19, il generale Francesco Paolo Figliuolo, punta a «coinvolgere i giovani anche in modo attivo e mirato, con iniziative quali corsie preferenziali presso gli hub senza prenotazioni, e attraverso figure importanti come i medici di base, i pediatri di libera scelta e i farmacisti», si legge sul Corriere della Sera. I vaccini non sono un problema, spiega Figliuolo: le scorte sono consistenti e ulteriori forniture sono destinate ad arrivare «subito dopo Ferragosto».

Giovanissimi vaccinati (e non) - In base ai dati del Financial Times l'Italia è terza al mondo per vaccini somministrati nella fascia d'età 12-18 anni. «Anche in questo periodo, maggiormente dedicato alle vacanze, la propensione alla vaccinazione tra i giovani è rimasta alta. È proprio nella classe tra i 12 e i 29 anni che stiamo registrando il maggior numero di prime somministrazioni». Nella sola giornata di domenica oltre 64mila adolescenti hanno ricevuto la prima dose, riferisce il quotidiano italiano.

Quella dei giovanissimi è l'ultima fascia d'età per la quale è partita la campagna vaccinale, quindi il numero di persone non immunizzate è ancora molto alto: sono più di 2,7 milioni. Ma in quasi un milione hanno ricevuto sia la prima che la seconda dose. Tra i 20 e i 29 anni più di due milioni sono "scoperti", mentre in 2,7 milioni hanno completato il ciclo vaccinale. La Lombardia è la regione più virtuosa, con solo il 24% di non vaccinati in questa fascia.

Over 50 "scoperti" e rischio di ospedalizzazione - A preoccupare maggiormente, però, sono i 4,4 milioni di over 50 che non hanno ancora ricevuto il vaccino. Il timore delle autorità sanitarie è che, alla luce della contagiosità della variante Delta, tra di essi ci possa essere un buon numero di persone a rischio di ricovero in caso d'infezione. E, con l'aumento del grado di occupazione degli ospedali, in alcune regioni la zona bianca potrebbe tramutarsi in gialla. Le due più a rischio sono Sicilia e Sardegna, ma ben 14 regioni non rispettano il parametro dei 50 positivi su 100mila abitanti. Sale la pressione ospedaliera in Liguria e Lazio, mentre a livello nazionale si è assistito a una lieve frenata della curva del contagio.

Vaccino agli adolescenti, la pediatra: «Bisogna farlo subito» - «Non c'è nessuna ragione che tenga, bisogna farlo subito». Non usa giri di parole la professoressa Chiara Azzani, immunologa e direttore scientifico didattico dell’ospedale pediatrico Meyer di Firenze. «Il vaccino prima si fa, meglio è. Per raggiungere la protezione completa sono necessarie due dosi, una sola non basta e fra l’una e l’altra devono passare da 3 a 4 settimane. Altro che aspettare. Bisogna sbrigarsi. L’inizio delle scuole è vicino».

I rischi della salute, in caso di Covid-19, sono presenti anche per i giovanissimi. Ma per quanto riguarda gli effetti collaterali del vaccino, sono molto sopravvalutati. «Si è fatto tanto chiasso per i casi di miocardite e pericardite osservati in ragazzi meno che ventenni dopo il vaccino. È importante essere informati, la paura però è davvero esagerata. La probabilità di avere un’infiammazione al cuore o alla membrana cardiaca è inferiore a una su un milione». Una percentuale identica a quella di reazioni gravi a farmaci comuni come antibiotici, antinfiammatori e antipiretici. «Alcuni di questi farmaci sono responsabili in 4-5 casi ogni milione di reazioni gravissime come la sindrome di Stevens Johnson. Si può finire in rianimazione. E morire. Eppure nessuno si sogna di negare un antibiotico o un antinfiammatorio al figlio influenzato. E poi si mette in discussione la sicurezza del vaccino anti Covid che al massimo provoca rarissimamente una miocardite guaribile» conclude Azzari.

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