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ITALIA
28.07.2021 - 19:300

Nella lista dei patrimoni Unesco anche i portici di Bologna

Con questa terza nomina l'Italia si trova in cima alla classifica mondiale

BOLOGNA - In questi giorni l'Unesco sta divulgando i nuovi entrati nella lista del patrimonio mondiale. Dopo l'annuncio degli scorsi giorni dei nuovi siti italiani (il ciclo pittorico del centro storico di Padova e di Montecatini Terme), oggi l'Unesco ha annunciato l'entrata nella lista anche dei famosi portici di Bologna. 

Situati soprattutto nel centro storico, il reticolo è lungo ben 62 chilometri: si tratta del più lungo percorso di portici al mondo. Questi ultimi sono sempre stati uno dei simboli della città, molto amati dai bolognesi. La città aveva presentato i portici come "il simbolo di uno stile di vita urbano sostenibile, in cui gli spazi religiosi e civili e le abitazioni di tutte le classi sociali sono perfettamente integrate".

I famosi portici sono nati in maniera spontanea durante l'alto Medioevo, e la prima testimonianza storica è datata 1041. Nel 1288 un bando del Comune sancì che tutte le nuove case avrebbero dovuto avere i portici, mentre quelle che ne erano sprovviste avrebbero dovuto provvedere alla loro costruzione (il costo era sostenuto dai proprietari, ma il suolo era pubblico). Venivano specificate anche le misure: doveva poterci passare un uomo a cavallo. Costruiti per la maggior parte in legno, un decreto del 1568 stabilì nuovi materiali più resistenti, quali il laterizio e la pietra. Tuttavia oggi in alcune zone sono ancora visibili dei portici realizzati totalmente in legno. Architettonicamente il portico bolognese nasce per sostenere il peso delle estensioni (inizialmente abusive) dei piani superiori delle abitazioni. Negli anni, per sopportare il peso degli ampliamenti, fu necessario posizionare delle colonne di sostegno, e così nacquero i portici, rimasti immutati nel tempo. La copertura permette da secoli alla popolazione di muoversi agevolmente al riparo dalle intemperie, e oggi anche dalle auto. In passato i portici isolavano anche dalla sporcizia e dai liquami presenti in strada. 

Salgono così a tre i nuovi siti Unesco italiani di questa sessione (nel 2020, causa pandemia, non erano state apportate modifiche), che portano il paese in cima alla classifica con ben 58 patrimoni mondiali. 

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