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Cuori rossi su un muro di Londra, dedicato a coloro che hanno perso la vita a causa del Covid-19.
REGNO UNITO
22.04.2021 - 15:530

In Inghilterra, il coronavirus non è più la prima causa di morte

Secondo gli esperti, è merito sia del lockdown sia dell'avanzare della campagna di vaccinazione

LONDRA - Il Covid a marzo non è stato la principale causa di morte nel Regno Unito per la prima volta da ottobre.

Lo certificano i dati elaborati su base mensile dall'Office for National Statistics (Ons) riferiti a Inghilterra e Galles: a conferma dell'effetto positivo prodotto secondo gli esperti sia dal terzo lockdown nazionale imposto per oltre tre mesi dal governo di Boris Johnson - e ora in via di alleggerimento graduale a partire da inizio aprile - sia d'una campagna di vaccini spedita con circa 44 milioni di dosi somministrate finora e una metà della popolazione già sottoposta almeno alla prima iniezione.

Stando all'Ons, il Covid è indicato a marzo come responsabile del 9,3% di tutti i decessi registrati in Inghilterra e del 6,3% in Galles, contro ad esempio un 10-11% di morti legate alla demenza senile o all'Alzheimer.

In totale le vittime del coronavirus dall'inizio della pandemia sono quantificate adesso ufficialmente in oltre 127'000 nel Regno (circa 151'000 contando anche le stime dei casi di concausa più remota): record europeo in cifra assoluta, ma inferiore ormai a una decina di paesi del Vecchio Continente, Italia inclusa, in rapporto alla popolazione.

Malgrado i dati positivi sul calo recente di contagi e decessi per Covid, il Regno Unito resta comunque alle prese con l'allerta sui rischi legati alle varianti del virus, mentre il governo Johnson prepara un piano per la ripresa dei viaggi all'estero prevista verso giugno, ma non senza delineare limitazioni, controlli e l'introduzione di un qualche passaporto vaccinale ad hoc.

Gli ultimi timori fanno riferimento all'individuazione di un nuovo caso e quindi di un potenziale focolaio di contagio a Birmingham - dopo Londra - della cosiddetta variante sudafricana, considerata più resistente ai vaccini oggi disponibili. Un fenomeno al momento circoscritto, ma a cui il sistema sanitario ha reagito allargando a quest'area urbana la campagna dei test preventivi a tappeto per tracciare la mutazione prima che si diffonda.

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