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ITALIA«Non ha senso parlare di prima, seconda o terza ondata»: il coronavirus non ci ha mai lasciato

24.02.21 - 12:30
Per il virologo Giorgio Palù bisogna alzare il livello di sorveglianza e aumentare le misure di contenimento
keystone-sda.ch (TELENEWS)
«Non ha senso parlare di prima, seconda o terza ondata»: il coronavirus non ci ha mai lasciato
Per il virologo Giorgio Palù bisogna alzare il livello di sorveglianza e aumentare le misure di contenimento
Governo e Regioni pensano a provvedimenti che andranno ad aggiungersi alle zone rosse e alle arancioni 'rafforzate'

ROMA - Il coronavirus «non ha mai smesso di circolare. Non ha senso parlare di prima, seconda o terza ondata».

Lo ha dichiarato Giorgio Palù, presidente dell'Agenzia italiana del farmaco, in un'intervista al Corriere della Sera. «Ora in certe aree del Paese la curva dei casi incidenti certamente si impenna, però a livello nazionale l’andamento è ancora a plateau», quindi sostanzialmente stabile.

Le contromisure - Il Governo e le Regioni stanno prendendo provvedimenti per cercare di porre rimedio alle situazioni più critiche. In quest'ottica va letta la zona arancione 'rafforzata' dichiarata ieri in provincia di Brescia e in alcuni comuni delle province di Bergamo e Cremona e le varie micro-zone rosse in varie aree italiane (anche al confine con il Canton Ticino). L'esecutivo guidato da Mario Draghi ha nel frattempo prolungato il limite allo spostamento tra regioni e sembra che anche palestre, cinema e teatri resteranno chiusi.

Una variante che diventerà lo standard - A proposito della cosiddetta variante inglese del Sars-CoV-2, Palù osserva: «Non abbiamo più bisogno di avvertimenti. Sta prevalendo in gran parte d’Italia oltre che d’Europa. La situazione è comune a molte nostre città dove la variante sta prendendo il sopravvento. Quindi finirà per affermarsi» e diventare il ceppo dominante. 

Più diffuso, ma non necessariamente più forte - «Sicuramente stanno aumentando i casi positivi e quindi la possibilità che più soggetti si debbano ricoverare» aggiunge il virologo. «Sappiamo che» con queste mutazioni «il virus si riproduce il 40-50% più facilmente del progenitore cinese, trovato per la prima volta a Wuhan. Non è affatto certo che sia responsabile di forme di malattia più gravi. I colleghi che sono nei reparti al momento non segnalano l’aggravamento del quadro clinico nei pazienti».

I consigli - Cosa si può fare, allora? «Dobbiamo abituarci a considerare che il Sars-CoV-2 più circola più muterà in quanto lo scopo del virus è propagarsi il più possibile. Ed è chiaro che più salgono i casi maggiore è il rischio che, tra questi, un numero più elevato di soggetti debba essere curato in ospedale». La prima misura concreta è «alzare il livello di sorveglianza. Sono stati messi a punto test diagnostici molecolari capaci d'individuare le tre varianti che finora si sono rivelate minacciose, l’inglese, la brasiliana e la sudafricana. Una volta accertato che l’infezione dipende da una di queste tre occorre sequenziare il genoma virale, attività che in Italia finora non è stata molto sostenuta. Sta nascendo anche da noi un consorzio di centri di ricerca dedicato».

Inoltre, osserva Palù, «vanno aumentate le misure di contenimento, il che non significa lockdown generalizzato ma attenersi a restrizioni che limitino gli assembramenti, gli spostamenti, i trasporti, le attività pubbliche compresa la scuola laddove la variante si sta diffondendo».

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