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Angela Merkel (a destra) con il ministro federale della Sanità, Jens Spahn
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GERMANIA
17.02.2021 - 15:300

L'ex ministro contro Merkel: «Si rinchiude la gente come durante la peste»

Dura critica alla cancelliera e ai Länder da parte dell'ex presidente dell'SPD. I malumori crescono anche nella CDU.

Intanto, pur con numeri dei contagi in calo, la variante inglese del SARS-CoV-2 si diffonde velocemente.

BERLINO - Sono parole molto vivide quelle che Sigmar Gabriel ha utilizzato per criticare l'operato del governo tedesco nel corso della pandemia di Covid-19. Mentre esponenti dello stesso partito di Angela Merkel iniziano a puntare il dito contro la cancelliera per la sua gestione dell'emergenza, l'ex presidente dell'SPD ha paragonato i suoi metodi a quelli impiegati «durante la peste».

«Quello che mi fa più arrabbiare è che si gestisca la pandemia con i mezzi del Medioevo», ha dichiarato l'ex ministro degli Esteri tedesco in un'intervista alla Heilbronner Stimme. «Anche durante la peste la gente veniva semplicemente rinchiusa», ha aggiunto.

A infastidire il 61enne socialdemocratico è in particolare il fatto che, a suo avviso, non si sfruttino a sufficienza i mezzi tecnologici propri del nostro secolo. «L'app di allerta Corona è un flop, non c'è nessun rilevamento dei dati per localizzare velocemente i focolai, i nostri Uffici della sanità comunicano i dati per fax e fanno probabilmente ancora i conti a mano», ha affermato Gabriel. 

«Tremendo», poi, come «uno dei Paesi più ricchi del mondo, la Germania», fatichi a digitalizzare la scuola e gli istituti di formazione: «In passato ci sono stati dei ministri che si sono dimessi per molto meno - ha denunciato l'ex presidente dell'SPD -. Oggi, invece, si commette semplicemente l'errore successivo. I responsabili sono sempre gli altri».

Le critiche arrivano mentre il ministro federale della Sanità, Jens Spahn, ha comunicato che la percentuale di nuovi casi di contagio in cui è coinvolta la variante inglese del SARS-CoV-2 è salita dal 6% a più del 22% in due settimane. E proprio il timore degli effetti di questa e delle altre mutazioni del virus ha recentemente portato Berlino, d'accordo con i governi dei Länder, a prolungare ulteriormente le misure di confinamento, pur in presenza di numeri in calo.

L'assenza di una «strategia d'uscita» degna (a loro dire) di questo nome sta portando alcuni esponenti della stessa CDU a puntare il dito contro l'operato del governo guidato dalla loro cancelliera. «Non ho trovato intelligente il modo in cui i primi ministri (dei Länder, ndr) e la cancelliera hanno agito la settimana scorsa», ha confessato all'Augsburger Allgemeine il portavoce per la politica economica della CDU/CSU al Bundestag, Joachim Pfeiffer. «Si attende una strategia d'uscita da tempo», ha continuato.     

In lento calo dall'11 gennaio (quando aveva raggiunto quota 167), l'incidenza settimanale dei nuovi casi d'infezione ogni 100'000 abitanti si attesta al momento a 57 in Germania. Allentamenti delle misure non sono però previsti prima del 7 marzo prossimo e comunque non se l'incidenza settimanale dei nuovi casi ogni 100'000 abitanti rimane sopra quota 35. Nel Paese il secondo confinamento nazionale ha avuto inizio a metà dicembre 2020 ed è stato prolungato per tre volte: a inizio gennaio, il 19 dello stesso mese e l'11 febbraio.   

Secondo gli ultimi dati del Robert-Koch-Institut, l'app di tracciamento tedesca "Corona-Warn-App" è stata scaricata 25,6 milioni di volte. Dal suo lancio, però, solo 244'366 utenti hanno segnalato di essere risultati positivi al test attraverso l'applicazione. Durante la seconda ondata della pandemia, in particolare, solo il 59% degli utenti che avrebbero potuto condividere la loro positività al SARS-CoV-2 l'ha fatto (238'900 persone). Dall'inizio della pandemia di Covid-19, in Germania si sono infettate più di 2,35 milioni persone.        

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