«Quella donna aveva già visto morire dieci figli»

Daniela Tami da bambina ha maturato la vocazione per l'aiuto: 30 anni fa ha creato qualcosa di speciale che le ha permesso di vivere emozioni fortissime.
Daniela Tami da bambina ha maturato la vocazione per l'aiuto: 30 anni fa ha creato qualcosa di speciale che le ha permesso di vivere emozioni fortissime.
SAVOSA/ CORZONESO - Una donna che in un certo senso è andata alla conquista del sud del mondo. Lei è Daniela Tami, co fondatrice di ABBA, associazione umanitaria che nel 2026 compie 30 anni di vita. La sua vocazione è maturata presso la parrocchia di Bellinzona. «Arrivavano in visita i cosiddetti Padri Bianchi. E in me piano piano è cresciuta la voglia di andare in Africa ad aiutare i bambini in difficoltà».
La svolta – Daniela diventerà infermiera, si sposerà e diventerà mamma. Ma la vera svolta arriva a metà anni '90. Grazie a suo fratello. «Anche lui frequentava la parrocchia. Ed è stato contagiato come me dal virus della solidarietà. Il primo viaggio l'ha fatto in Cambogia. A quel punto l'ho raggiunto anche io, per dargli una mano».
Le ragioni di un nome – ABBA nasce proprio in quel periodo e l'acronimo si rifà ad Associazione Bambini Bisognosi d'Asia. «Ma Abba in aramaico esprime anche l'amore paterno per i figli. In fondo aiutavamo bambini un po' dimenticati. Inoltre a me piaceva il gruppo musicale degli Abba. Col tempo non ci siamo soffermati solo sull'Asia. A quel punto abbiamo tenuto lo stesso nome, ma declinandolo in "ABBAstanza per tutti"».
Frustrazione – In 30 anni ABBA ha raccolto più di 10 milioni di franchi investiti poi in progetti benefici in varie nazioni. Stati in cui la situazione globale tuttavia non è praticamente migliorata. E allora a quel punto non ci si sente un po' frustrati? Come se il proprio contributo fosse paragonabile a una goccia nell'Oceano?
Disorientamento – La 72enne che oggi vive a Corzoneso, in Valle di Blenio, è sincera: «Questa sensazione l'ho provata subito in Cambogia negli anni '90. Era appena uscita da un periodo buio, segnata dal regime di Pol Pot, dalla guerra civile. La situazione era drammatica. Nel mio piccolo mi chiedevo cosa potessi fare di fronte alla tragedia di un popolo. Dopo due mesi, una volta rientrata in Ticino, ero disorientata. Mi sentivo in colpa ad aprire il rubinetto di casa visto che in Cambogia l'acqua dovevano cercarsela chissà dove. Poi ho reagito. Ho capito che non si poteva salvare il mondo. Ma si poteva aiutare qualcuno».
Quella notte terribile – Nel libro intitolato "Una storia tra tante", dedicato al trentennale dell'associazione, si fa riferimento a una notte terribile. «In Cambogia avevo accompagnato all'ospedale una mamma con le sue due gemelline che stavano male. Una di queste gemelline non ce l'ha fatta. Quella tragedia mi ha fatto riflettere sulla mortalità infantile molto alta e sulla precarietà del sistema sanitario di quella regione. Pensate che quella madre aveva già perso dieci figli. Le restavano solo le due gemelline».
Quando si raggiungono risultati... – Sognava l'Africa la piccola Daniela. E a un certo punto l'Africa è arrivata davvero. Attualmente, ad esempio, ABBA si trova in Kenya. «Lì abbiamo costruito un istituto scolastico per 500 bambini. Vogliamo che non sia solo una scuola. Ma anche un luogo aperto per la formazione professionale. In modo che la regione possa svilupparsi. Quando riesci a vedere concretamente quello che si realizza grazie al nostro contributo la soddisfazione c'è. E la frustrazione di cui parlavamo prima sparisce».





