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FRONTALIERI

«No a un nuovo accordo “amichevole” con l'Italia per il telelavoro dei frontalieri»

La richiesta del consigliere ticinese al Consiglio Federale raccolta in una mozione: «In Ticino situazione sempre più insostenibile»
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«No a un nuovo accordo “amichevole” con l'Italia per il telelavoro dei frontalieri»
La richiesta del consigliere ticinese al Consiglio Federale raccolta in una mozione: «In Ticino situazione sempre più insostenibile»
LUGANO - Un «accordo amichevole» con l'Italia per quanto riguarda i frontalieri e il telelavoro non s'ha da fare, lo sostiene il leghista Lorenzo Quadri che ha presentato una mozione a riguardo al Consiglio Federale. Il motivo è d...

LUGANO - Un «accordo amichevole» con l'Italia per quanto riguarda i frontalieri e il telelavoro non s'ha da fare, lo sostiene il leghista Lorenzo Quadri che ha presentato una mozione a riguardo al Consiglio Federale.

Il motivo è da ricercare, scrive Quadri, in «una situazione sempre più insostenibile» in Ticino per quanto riguarda il frontalierato dove «quasi un terzo (38,2%) dei lavoratori è frontaliere: si tratta della quota più alta della Svizzera, ed è in continua crescita», soprattutto nel terziario e l'edilizia.

Settori questi dove, ribadisce il consigliere nazionale, «frontalieri sostituiscono i residenti, generando sul territorio disoccupazione e dumping salariale», aggiungendo, «il Consiglio Federale ha tuttavia sempre chiuso gli occhi davanti a una situazione vieppiù degradata».

La questione dell'accordo sui frontalieri e sul telelavoro, che dal 1 febbraio sono tassabili in Italia e non godono più del regime fiscale da fascia di confine, ha fatto particolarmente discutere a fine gennaio, con diverse voci della politica italiana che hanno invitato a una possibile proroga.

La richiesta di Quadri è quindi netta «di non entrare nel merito della sottoscrizione di un nuovo “accordo amichevole” in sostituzione di quello firmato causa pandemia nel giugno 2020 e decaduto il 31 gennaio scorso. Il fatto che ne esistano con altri Paesi è irrilevante: la situazione ticinese è un unicum in Svizzera e come tale va affrontata».

 

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