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09.11.2021 - 16:260
Aggiornamento : 23:16

Crolla il numero di appalti pubblici, le imprese di costruzione vedono nero

Negli ultimi tre mesi i bandi di concorso sono colati a picco, e si teme di dover ricorrere ai licenziamenti.

Lugano e Bellinzona adducono il problema ai cambiamenti nei Municipi. Ma, secondo il capodicastero Opere pubbliche della capitale Henrik Bang, anche le priorità imposte dal maltempo hanno giocato un ruolo.

BELLINZONA - Poco lavoro, tanta preoccupazione. E gli impresari costruttori ticinesi lanciano l’allarme. Sì, perché negli ultimi tre mesi il numero di appalti pubblici per opere di costruzione è sceso vertiginosamente. «Se normalmente venivano pubblicati attorno ai 20 bandi di concorso ogni mese, a settembre 2021 ve ne sono stati solo un paio», riferisce la Società svizzera impresari costruttori sezione Ticino. «E anche il mese di ottobre è nettamente sotto la media». Il timore è che i Comuni stiano cercando di tirare la cinghia sugli investimenti, visti i grandi disavanzi registrati e preventivati anche per il 2022

Nuvole nere all'orizzonte - Mauro Galli, presidente dell’associazione, non nasconde una certa tensione: «Questo è un grosso problema, perché buona parte delle imprese di costruzione vivono anche di questi appalti, che danno lavoro per mesi». Già in prospettiva di gennaio e febbraio, aggiunge, diverse imprese «non sanno come potranno occupare tutta la loro manodopera». E si teme per tanti posti di lavoro.

Si rischia il taglio di personale - «Dopo il lockdown noi impresari costruttori ci siamo impegnati fin da subito nel mantenere gli effettivi e non lasciare a casa gente», chiarisce Galli. «Siamo riusciti bene in questo esercizio, grazie anche agli enti pubblici, ma ora qualche preoccupazione c’è. E non è detto che non si arrivi entro fine anno a dover ridurre il personale». Questo anche considerando il fatto che «con la pandemia e l’importante tasso di sfitto l’edilizia privata è diminuita». L’idea è quindi che i committenti pubblici facciano investimenti anticiclici per compensare e colmare questo buco. 

Una macchina da far ripartire - La capitale, dal canto suo, rassicura che non c’è in atto nessuna strategia di risparmio per quanto riguarda gli investimenti. Una possibile causa dietro questo calo, spiega Henrik Bang, capodicastero Opere pubbliche della Città di Bellinzona, è il cambiamento di tanti Municipi avvenuto con le elezioni di aprile: «Prima che la macchina riprenda, la si studia un po’».

Imprevisti di mezza estate - Ma anche il maltempo avrebbe avuto una sua influenza: «Una parte del ritardo può essere legata alle alluvioni e al maltempo di luglio e agosto. Le nostre forze, e diversi milioni, si stanno concentrando soprattutto nell’ambito delle riparazioni e del ripristino». Bang si dice in ogni caso consapevole del fatto «che le opere pubbliche non sono spese correnti ma investimenti, che si vanno ad ammortizzare negli anni, quindi non incidono particolarmente sui conti». E conclude: «Bellinzona non intende risparmiare su questo».

Un flusso discontinuo - Anche a Lugano non si vuole lesinare sull’edilizia pubblica, chiarisce la responsabile del dicastero immobili della Città di Lugano, Cristina Zanini Barzaghi. «Lugano non sta riducendo il volume dei suoi investimenti. La regolarità degli appalti edilizi può però variare significativamente, perché è possibile che se parte ora un appalto grosso, poi per un po’ di tempo non ci sia più molto».

Non per forza meno è poco - E, come per Bellinzona, il nuovo Esecutivo è giudicato parte del “problema”: «Anche il cambio della legislatura può aver ritardato gli appalti». Zanini Barzaghi ritiene inoltre che sia saggio non misurare gli appalti in base al numero, ma piuttosto alla loro sostanza, «perché, nel caso ad esempio del polo sportivo, un solo appalto creerebbe moltissimo lavoro».

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