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25.03.2021 - 12:090
Aggiornamento : 16:20

30'079 tamponi in un anno ai check point Covid-19

Il presidente dell'Ordine dei medici fa un bilancio 12 mesi dopo l'apertura dei centri (all'inizio erano 4) in Ticino

E non nasconde che all'inizio «c'era una certa diffidenza» nei confronti dei medici del territorio. Intanto ci sono 730'000 franchi di fatture non (ancora) emesse.

MEZZOVICO - È passato esattamente un anno da quando è stato aperto in Ticino il primo check point come tempestiva risposta dei medici del territorio all’avanzata della pandemia da Covid-19. All'inizio erano quattro, a Mendrisio, Lugano, Agno e Giubiasco. E avrebbero dovuto chiudere a fine aprile 2020. Invece sono rimasti costantemente operativi, 7 giorni su 7. «C'è una grande soddisfazione» da parte del presidente dell'Ordine dei medici, Franco Denti, «che è riuscito a realizzare questo progetto con risultati eccellenti».

30'498 visite
«Senza che nessuno ce l'avesse chiesto, ci siamo attivati in sostegno alla popolazione», ha precisato oggi in conferenza stampa Denti. Nel corso dell'anno ci sono stati 127 medici che si sono alternati ai check point, 30'498 i pazienti che vi si sono recati, 30'079 il numero di tamponi effettuati e sono state analizzate 10'940 schede epidemiologiche. «Tra marzo e maggio c'è stato il primo picco - ha spiegato la dottoressa Beatrice Barda, specialista in microbiologia e virologa clinica -. A inizio pandemia la fascia 0-20 anni era meno rappresentata, mentre nella seconda ondata sono aumentati i numeri, anche a conferma della circolazione della "variante inglese"».

Tanti asintomatici positivi, ma pure di ritorno dai viaggi
La popolazione over 80 si è recata più raramente ai check point. Ma il 70% di quelli che si sono sottoposti lì al tampone è risultato positivo. «Ci sono soggetti che nel periodo giugno-settembre si sono recati a fare il tampone nonostante fossero asintomatici (ad esempio per motivi di viaggio) e sono poi risultati positivi», ha aggiunto la dottoressa Barda. Dall'analisi dei pazienti dei check point è emerso che negli ultimi mesi (ottobre-febbraio) è aumentata la percentuale di studenti che si è sottoposta al test, gli operatori sanitari sono risultati più positivi nella prima ondata, mentre sale la percentuale (circa 60%) di positivi tra chi si è sottoposto al tampone dopo essere tornato da un viaggio in "zona rossa".

I medici che si sono messi a disposizione
«I check point hanno dimostrato una grande elasticità - ha voluto aggiungere il presidente dell'Ordine -. Spesso la domenica, il sabato o il venerdì sera sono state accolte le richieste del medico cantonale di testare delle persone (ad esempio le scuole)». Franco Denti è pure tornato indietro con il pensiero alle prime fasi della pandemia. «Noi (medici sul territorio) ci siamo sentiti dimenticati all'inizio - ha spiegato - e non eravamo neppure autorizzati a fare i tamponi. C'era anche una certa diffidenza quando sono stati proposti i check point (l'idea risale al mese di febbraio 2020). Ma in realtà noi non volevamo che in Ticino accadesse quello che stava succedendo in Lombardia. Con i check point volevamo assicurare ai pazienti di essere al sicuro quando venivano negli studi medici». Un pensiero è stato dedicato pure ai due medici di famiglia morti di Covid-19 durante la prima ondata

Una diffidenza iniziale
Effettivamente all'inizio c'era una certa diffidenza. «Mi ricordo quando sono stati presentati i progetti, che erano pronti per partire, alla seduta con lo Stato maggiore di condotta il comandante Cocchi ha posto ai presenti per ben tre volte la domanda "Apriamo i check point?". E solo alla terza la risposta è stata "sì" - ha aggiunto Denti -. Ringrazio quindi Cocchi di aver posto per ben tre volte quella domanda. Ma anche il DSS. Perché abbiamo potuto dare il nostro contributo nell'individuare il più possibile i pazienti positivi.

«I check point hanno ancora ragione d'esistere»
Nello Broggini, presidente del circolo medico di Locarno, ha dal canto suo sottolineato che «la medicina di famiglia ha evitato che gli ospedali finissero come in Lombardia». «Siamo riusciti a mobilitare tutta la medicina di famiglia - ha aggiunto -. Si è partiti da un’esigenza di solidarietà. I check point hanno avuto una funzione aggregativa tra la popolazione, ma anche tra i medici. Oggi ci sono ancora 37 medici solo a Locarno che fanno i turni ai check point. Che hanno ancora ragione di esistere, soprattutto per gli allievi delle scuole».

Un "buco" economico (che si spera provvisorio)
Infine, il presidente dell'Ordine ha voluto precisare che attualmente «ci sono 730'000 franchi di fatture per prestazioni effettuate ai check point che non possono essere emesse a causa di pretestuosi cavilli burocratici da parte di alcune casse malati, in particolare la CSS, che il Cantone non è stato ancora in grado di sbloccare».

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