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01.03.2021 - 15:190
Aggiornamento : 02.03.2021 - 13:22

Denuncia "il malandazzo" in ufficio, parte la procedura di licenziamento

Sul caso avvenuto all'Istituto delle assicurazioni sociali (IAS) l'MPS ha presentato un'interpellanza

La donna ad agosto del 2020 ha scritto al direttore del DSS una lunga lettera in cui "denuncia" tutti: capogruppo, capo servizio, capoufficio, direttore dell'IAS e assistente del personale.

BELLINZONA - "Errare humanum est, perseverare diabolicum". Si intitola così la lunga interpellanza presentata dal gruppo MPS-POP-Indipendenti al Consiglio di Stato sul tema "gestione di casi di molestie presso il DSS". L'atto parlamentare svela e ripercorre nel dettaglio una vicenda, di cui ha riferito ieri il Caffè, riguardante l'Istituto delle assicurazioni sociali (IAS) di Bellinzona con protagonista  una donna assunta (inizialmente come stage di formazione URC) presso l'Ufficio delle prestazioni a novembre 2016 e nominata a inizio 2018. Un percorso professionale riassunto in un lungo dossier indirizzato, in data 28 agosto 2020, al direttore del DSS, Raffaele De Rosa.

Abuso di potere e sessismo - Il racconto della donna è dettagliato e articolato. Si legge di un malessere generale dei dipendenti (Servizio IPG) dovuto a «una sorta di gerarchia atta all'abuso di potere». Ma anche di «frasi fuori luogo e sessiste del Capo servizio».

Ritorsioni - Vista la mole di lavoro, a un certo punto la donna avrebbe sollevato il problema della mancanza di personale: «Non l'avessi mai fatto - scrive -. Da quel momento sono diventata la dipendente che non aveva voglia di lavorare, che non era in grado di svolgere il suo lavoro. La stessa sorte è capitata alla mia collega che dopo 25 anni di servizio ha deciso di denunciare ai superiori il mal funzionamento del Servizio. Risultato: si è ritrovata obbligata a firmare un trasferimento da lei non voluto». 

Il Covid in ufficio (non notificato) - La situazione non sarebbe migliorata con il cambio della capogruppo, anzi. Tanto che la donna a un certo punto si sarebbe «lasciata prendere dallo sconforto», risentendone anche la sua salute. Nel frattempo, è iniziato il periodo Covid. E lei si sarebbe ammalata in ufficio. «Ha iniziato a lavorare nell'ufficio un nuovo collega che, purtroppo, dopo alcune settimane è dovuto rimanere a casa in malattia - si legge nel suo dossier -. Dopo pochi giorni dalla sua assenza, mi sono comparsi dei sintomi leggeri, ho avvisato il Capo servizio e mi sono assentata per 10 giorni. Solo in seguito, dopo molto tempo, io e le mie colleghe siamo venute a sapere che l'assenza del nuovo collega (con cui avevamo lavorato a stretto contatto) era dovuta al risultato positivo al test per il Covid-19. Nessuno ci aveva avvisate».

Si sente presa di mira - A fine maggio 2020 la collaboratrice dell'IAS dice avere «provato a chiedere alla Capo gruppo di parlare della situazione», ricevendo risposta negativa. «Si sono susseguiti altri episodi volti a denigrarmi e a togliermi credibilità sul posto di lavoro». La donna è un fiume in piena e parla di «comportamenti sistematici e prolungati nel tempo e lesivi alla personalità del lavoratore». 

Il ricorso a un legale - Il tutto sarebbe sfociato in un colloquio il 20 agosto 2020, a cui erano presenti Direttore dell'IAS, Capo ufficio, Capo servizio, Capo gruppo, Assistente del personale e una collega. «Vorrei comunicarvi che sto subendo mobbing da parte della Capo gruppo, appoggiata dal Capo servizio», dice. «Visto che il colloquio stava prendendo una piega che non mi piaceva, ho comunicato che mi sarei riaggiornata, se avessero voluto, ma in presenza di un legale».

Il ruolo del direttore - Gli interpellanti riferiscono che il 15 ottobre 2020, «oltre un mese e mezzo dopo essere venuto a conoscenza di questa grave situazione, il direttore del DSS affida a una delle persone coinvolte, ossia il direttore dello IAS Sergio Montorfani di “condurre i necessari accertamenti affinché sia fatta al più presto chiarezza su eventuali colpe o responsabilità"». Lui, il 18 novembre 2020, al termine di un periodo d’inabilità della dipendente, le comunica che «in considerazione della procedura in corso, un suo rientro in servizio con presenza in sede è inopportuno» e la invita a lavorare da casa. Raffaele De Rosa, sollecitato dal legale della dipendente, in una mail del 24 dicembre 2020 conferma d’essere costantemente informato sulla vertenza.

Prospettata la disdetta - L'epilogo arriva il 21 gennaio 2021: «Il Consiglio di Stato comunica che nei confronti della signora è prospettata la disdetta del rapporto di impiego», considerato (tra le altre cose) che «dottrina e giurisprudenza ammettono che lo scioglimento del rapporto di impiego per giustificati motivi può essere pronunciato qualora il dipendente non fosse più in grado di assolvere il proprio compito o si instaurasse una situazione incompatibile con il buon funzionamento del servizio, suscettibile di pregiudicare il compiuto soddisfacimento dell’interesse pubblico da parte dell’amministrazione» e che «la signora ha minato la fiducia dei suoi superiori compromettendo in modo irreversibile il rapporto di fiducia che deve necessariamente sussistere nei confronti di un dipendente pubblico».

L'interpellanza - Storia chiusa? Non per l'MPS, che porta la questione davanti al Governo. «Dagli errori passati non si vuole proprio trarre insegnamento?», domandano i deputati, facendo riferimento a «i recenti dibattiti parlamentari su un caso, sicuramente di diversa natura, che ha coinvolto un funzionario del DSS».

Le sette domande di Angelica Lepori, Simona Arigoni, Matteo Pronzini:

1.    Per quale motivo il ministro De Rosa, una volta letto il dossier ricevuto in data 28 agosto 2020 non ha ritenuto necessario dare a delle persone non coinvolte dai fatti il mandato di svolgere una regolare inchiesta? Perché non si è fatto capo al gruppo d’intervento istituito dal CdS per le molesti sessuali e psicologiche sul posto di lavoro?

2.    Sulla base di quale ragionamento il ministro De Rosa ha dato mandato di svolgere un’inchiesta al Direttore IAS Sergio Montorfani, persona coinvolta dai fatti?

3.    Come spiega che il personale dello IAS che ha lavorato a stretto contatto con persone divenute positive al COVID-19 non sia stato informato e messo in quarantena?

4.    È prassi che il direttore dello IAS, paragonabile ad un direttore di Divisione, passi il suo tempo nel controllare la veridicità dei certificati medici del personale?
(Si fa riferimento a questo passaggio della lettera della donna: «Il 12 agosto 2020 il mio medico mi mostra la mail che il nostro Direttore gli ha scritto all'indirizzo di posta elettronica privata, colpevolizzandomi palesemente di avere contraffatto dei certificati medici, addirittura specificando gli articoli di legge che avrei infranto. Questa sua accusa diffamatoria, naturalmente, non corrisponde a verità, come affermato anche dal mio medico curante».)

5.    Concorda che la decisione del direttore IAS di sospendere dal lavoro in ufficio la signora, una volta che la stessa ha segnalato la malagestione presente allo IAS, sia da considerare una ritorsione ingiustificata ed abusiva?

6.    Il ministro De Rosa quando ha portato sul tavolo del Consiglio di Stato la decisione di licenziare la signora, ha consegnato loro il dossier ricevuto in data 28 agosto 2020?

a.    Se sì, per quale ragione il Consiglio di Stato, visto il contenuto dello stesso, non ha ritenuto di sanare le negligenze di De Rosa e deciso di procedere in base alle direttive che dovrebbero vigere all’interno dell’amministrazione cantonale?

b.    Se no, condivide che il ministro De Rosa abbia nascosto un elemento fondamentale?

c.    Preso atto di questo dossier ha ora chiesto al ministro De Rosa per quale motivo abbia loro nascosto un fatto determinante?

7.    Non ritiene doveroso, alla luce di quanto contenuto in questa interpellanza, ritirare la procedura di licenziamento della signora e avviare le procedure previste in un caso di denuncia da parte di una dipendente o un dipendente?


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