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26.02.2021 - 06:000

«Crescono l'ansia e la paura per il futuro»

Il Telefono Amico ha avuto un aumento delle chiamate durante le due ondate e il numero dei suicidi è restato stabile.

La portavoce Claudia Cattaneo: «La pandemia ha lasciato segni profondi. In tanti ci confessano il loro timore di non riuscire a tornare a vivere come prima».

BELLINZONA - «Durante la prima e la seconda ondata abbiamo avuto un aumento delle richieste d'aiuto». Le parole di Claudia Cattaneo, portavoce del Telefono Amico, confermano l'allarme - lanciato negli scorsi giorni - che la pandemia e le misure di contenimento adottate per contenere la diffusione del contagio hanno avuto un effetto tossico sulla nostra psiche. Una situazione (preoccupante) che viene ulteriormente suffragata dal numero dei suicidi registrato nel 2020 in Ticino che come sottolinea su richiesta la polizia cantonale è rimasto stabile nel 2020: «Per quanto riguarda i suicidi siamo nella media degli scorsi cinque anni», precisa il portavoce Stefano Gianettoni.

Questo scenario a tinte fosche è stato pure fotografato da uno studio al quale hanno preso parte 11'612 persone pubblicato poco prima di Natale. Dallo Swiss Corona Stress Study emerge infatti che la percentuale degli svizzeri con gravi sintomi depressivi è aumentata in maniera significativa durante la seconda ondata arrivando a toccare il 18%.

Una situazione simile la stiamo vivendo anche nel nostro cantone. Le principali problematiche sono legate al senso di solitudine, al distacco dell'intreccio sociale e all'umore, oltre che a disturbi legati al sonno. Tutti sintomi depressivi che hanno contribuito a moltiplicare le richieste di aiuto: «In questi mesi - ha precisato il mese scorso il presidente degli psicologi ticinesi Nicholas Sacchi su Piazzaticino - abbiamo ricevuto circa il 60% di telefonate in più rispetto al solito».

E un marcato incremento delle chiamate durante la prima e la seconda ondata è stato registrato pure dai volontari del Telefono Amico Ticino e Grigioni Italiano, organizzazione che proprio quest'anno taglia l'importante traguardo dei 50 anni d'attività. «L'argomento Covid-19 - ci spiega Claudia Cattaneo - è ovviamente presente molto spesso nei nostri colloqui. Durante la primavera e tra dicembre 2020 e gennaio 2021 abbiamo avuto un aumento delle chiamate. La pandemia pone grandi domande e contribuisce a far sentire particolarmente fragile e insicura la popolazione. Crescono l'ansia per il futuro e la paura».

Il Covid-19 non è l'unico tema trattato, benché al momento sia (ovviamente) quello predominante. «La pandemia ha lasciato segni profondi. In tanti ci confessano il loro timore di non riuscire a tornare a vivere come prima. La paura della malattia è pure molto presente, così come le preoccupazioni sulle vaccinazioni».

Chi chiama il 143 necessita soprattutto di essere ascoltato. Senza sentirsi giudicato. Senza pregiudizi. «Molte persone ci chiamano perché sono sole», ricorda Cattaneo. «Il nostro scopo è quello di offrire un colloquio di aiuto. Questo significa fare in modo che la persona che si rivolge a noi possa trovare le forze per attraversare la crisi attivando le proprie risorse».

Fare un identikit delle persone che chiamano è impossibile. «Il colloquio è sempre anonimo. I nostri volontari non vedono i numeri di telefono, né conoscono le identità di chi telefona. L’argomento trattato può far pensare a una fascia d’età ma non ci sono certezze». Così come non ci sono dati certi riguardo all'attività dello scorso anno. «Nel 2019 ci sono stati 12'123 colloqui d'aiuto del Telefono Amico a sud delle Alpi, mentre quelli a livello svizzero sono stati 181'000. I nuovi dati, nonostante la pandemia, non dovrebbero essere molto diversi da questi». 

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