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30.12.2020 - 17:030
Aggiornamento : 19:11

«Ostinelli dice che la mortalità nelle cure intensive è calata? Fake news»

Il medico controcorrente fa infuriare alcuni colleghi dopo una dichiarazione sul Covid. Lui non cambia idea. Anzi.

Dal fronte, l'infettivologo Christian Garzoni replica: «Il tasso globale di mortalità nei pazienti ospedalizzati è attorno al 13%. Al 25% nelle cure intense. Come nella prima ondata. Si muore ancora tanto».

MENDRISIO - «Nessuno ha sottolineato gli enormi traguardi raggiunti negli ospedali: si è riusciti ad abbassare dal 40% al 13% la mortalità dei pazienti in cure intensive». Una dichiarazione sul Covid-19 rilasciata a Tio/20 Minuti dal medico Roberto Ostinelli ha mandato su tutte le furie alcuni suoi colleghi. «Non può dire una cosa del genere. In ospedale si continua a morire. E tanto», questo in sintesi il pensiero di chi ha voluto ribattere al dottore controcorrente di Mendrisio. C'è, inoltre, chi accusa Ostinelli di continuare a diffondere fake news, con argomentazioni "di parte" e non approfondite scientificamente. 

Lo studio "incriminato" – Lo stesso Ostinelli, da noi ricontattato, resta però sulla sua linea. «Mi baso su un importante studio britannico pubblicato dal National Health Service. La ricerca è stata effettuata in Gran Bretagna tra agosto e ottobre. Si è constatato che la mortalità in cure intensive per quanto riguarda i casi molto gravi prima di agosto era attorno al 40%. In seguito è scesa. Probabilmente perché si sapeva curarli molto meglio».

Qualcosa forse è cambiato – La Gran Bretagna non è proprio la zona più tranquilla al momento. Al contrario, nel Regno Unito è allarme rosso. «Chiaro. Ma lo studio è stato effettuato quando ancora non era subentrata la "variante inglese". Ed è uno studio attendibile. Non so se la "variante inglese" abbia cambiato di molto le cose dal punto di vista che intendevo io. I progressi della medicina ci sono stati e non vanno negati». 

Necrologi che parlano chiaro – In Ticino, dove Ostinelli ha lanciato una petizione al Governo su una gestione diversa della pandemia, il bollettino di deceduti a causa del Covid resta tremendo. Si sta andando complessivamente verso quota 800. Perché dunque aggrapparsi a uno studio internazionale che sembra non essere pertinente alla realtà locale? «Il senso delle mie dichiarazioni era quello di elogiare la medicina in generale – dice Ostinelli –, al di là di ogni confine. E comunque io non ho mai sostenuto che ci sono meno morti in Ticino. I necrologi sui giornali parlano chiaro. Volevo solo affermare che adesso il mondo medico è più bravo nel curare il virus».

Cronache dal fronte – Christian Garzoni, specialista in malattie infettive, si basa sui dati nudi e crudi che raccoglie ogni giorno quando lavora al fronte, presso la Clinica Moncucco di Lugano. «La mortalità in Ticino globalmente si aggira attorno al 13% per quanto riguarda i pazienti ospedalizzati. Esattamente come in primavera. La mortalità è di circa un quarto per chi è ricoverato in cure intense. Non conosco la realtà in cui sono state generate le statistiche menzionate da Ostinelli».

Le buone (e le brutte) notizie – Garzoni conferma comunque come dal punto di vista medico si siano fatti dei passi avanti nella cura del virus. «Nella prima ondata sono stati provati dei farmaci unicamente sulla base d'ipotesi. Nella seconda ondata abbiamo scoperto tre vie efficaci per i ricoverati: la profilassi trombo embolica, la somministrazione di cortisone e l'uso dell'antivirale Remdesivir (in pochi casi selezionati). Oggi, inoltre, i pazienti in cure intense vengono ventilati in maniera migliore, la tecnica ha fatto progressi. Sicuramente curiamo meglio i malati, però continuano anche a morire. Circa un paziente su otto ammesso in un reparto Covid purtroppo muore». 

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