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CANTONE
13.12.2020 - 11:080
Aggiornamento : 16:50

Moncucco lancia l'allarme: dopo Natale la terza ondata

Il direttore della Clinica Luganese è molto preoccupato. E gli scenari previsti sono uno peggio dell'altro

La preoccupazione più grande è per il collasso del sistema sanitario: lo scenario peggiore prevede oltre 100 ricoveri giornalieri, 1'000 ospedalizzati, di cui 160 in terapia intensiva. E non ce lo possiamo permettere

LUGANO - Con l’avvicinarsi delle festività e i contagi che continuano ad aumentare, il Consiglio federale ha deciso di prendere parzialmente in mano la situazione e imporre alcune misure ai Cantoni che hanno una situazione preoccupante legata al coronavirus. Misure che in alcuni casi fanno molto discutere - soprattutto nel settore della ristorazione, che non può ospitare la gente per cena nei suoi locali -, ma che per altri non sono sufficienti. È il caso del direttore della Clinica Luganese Moncucco, Christian Camponovo.

«Le attuali “mezze misure” hanno poca efficacia - ha detto in un’intervista rilasciata a il Caffè -. Io chiuderei bar e ristoranti», i luoghi "più pericolosi" a livello di possibilità di contagio. In particolare, il direttore di uno degli ospedali Covid in Ticino, si concentra sul numero di morti. Che ieri sono stati ben 15. «Mi domando se questo numero sia accettabile per una società avanzata», dichiara riprendendo le dichiarazioni della cancelliera tedesca Angela Merkel, che ha annunciato il lockdown totale in Germania, dopo quello “light” imposto nelle scorse settimane.

Camponovo è molto preoccupato. Anche perché lo spettro della terza ondata, quando siamo ancora in piena seconda, è sempre più vicino. E se nelle ultime settimane si è assistito a una sorta di stabilizzazione dei contagi, a livelli alti, questi sembra abbiano ripreso a crescere. Come dimostra un documento della Clinica Moncucco presentato nei giorni scorsi al Cantone, di cui riferisce la Rsi. Sono quattro gli scenari presentati, sulla base di dati rilevati tra il 5 ottobre e il 5 dicembre: si passa dal “migliore” - con 3’260 casi in sette giorni a chiudere il 2020 - al peggiore, con un picco di 7’500 casi (1’071 al giorno). Che significherebbero oltre 100 ricoveri giornalieri e 1'000 ospedalizzati, di cui 160 in cure intense. Mezzo centinaio in più della capienza massima.

Ogni scenario fa paura, soprattutto per la pressione sul sistema sanitario, che potrebbe non reggere. E le festività in arrivo, con le occasioni di socializzazione in aumento (e minore prudenza, oltre al fatto che sempre meno persone si sottopongono al tampone), non fanno che alimentare questa paura.

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