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CANTONE
21.10.2020 - 06:000
Aggiornamento : 08:02

Luci rosse spente... anzi sparse negli appartamenti

Chiusi i locali erotici l'attività sta migrando negli appartamenti autorizzati, ma anche in quelli fuori controllo

Il criminologo Venturelli critica il Governo: «Le vere vittime sono ancora le prostitute obbligate a spostarsi in luoghi meno sicuri. Moltiplicando i possibili focolai». La replica del Cantone: «Si sono voluti scongiurare gli assembramenti. La restrizione non riguarda la prostituzione in sé».

BELLINZONA - Le insegne dei locali erotici dalla mezzanotte di lunedì sono spente per decreto del Consiglio di Stato. Ma la decisione, motivata dal proposito virtuoso di contenere il Covid, sembrerebbe spostare semplicemente il problema e, dio non voglia, accendere altri potenziali focolai sul territorio. L’attività nel settore a luci rosse infatti continua negli appartamenti autorizzati, in quelli illegali e altrove. «Alcune ragazze si sono spostate a Ginevra, Zurigo, Basilea, dove ancora tutto è aperto, altre invece lavorano adesso negli appartamenti» dice Bernhard Windler, direttore dell’Oceano di Pazzallo.

I gestori: «C'è disparità» - La prova della migrazione emerge chiara dal sito di appuntamenti erotici più noto: «C’è un forte aumento di questi annunci online» continua Windler. «Saremmo stati anche d’accordo sulla chiusura della zona di contatto, ossia del bar. Ma non si comprende perché chiudere anche le camere che in molti locali erotici hanno un accesso separato». Una disparità di trattamento criticata anche dal Maxim di Chiasso e più in generale da tutti i locali erotici. Il direttore dell’Oceano contesta inoltre la logica del provvedimento: «I clienti arrivavano nel locale erotico, ora vanno negli appartamenti. Se la ragione è sanitaria non puoi consentire la stessa attività altrove. Vorrei anzi vedere se ora registrano i nomi dei clienti come facevamo noi. È un passo indietro anche dal profilo della tracciabilità». 

«Spinte verso luoghi meno sicuri» - Un passo indietro anche nel campo dei diritti di una categoria fragile. «Private del posto di lavoro, come in passato, le vere vittime di quanto sta accadendo sono ancora le prostitute - interviene il criminologo Michel Venturelli -. Esattamente come accadeva in passato dopo le retate di “nosediana memoria”, le donne sono obbligate a trovare una situazione meno stabile di quella che devono lasciare. Ma dove finiscono? Una parte non indifferente continua a prostituirsi negli appartamenti». Anche per l’esperto di contenimento del danno, il peggioramento è evidente: «Semplicemente le donne si spostano in luoghi privi di quei minimi requisiti di sicurezza che offrono i bordelli, mettendo ancor più a repentaglio la propria sicurezza, in un lavoro che di per sé, di sicurezza ne offre ben poca».

«Si pregiudica il tracciamento» - Appartamenti che, continua Venturelli, «tra l’altro oggi come ieri sono prevalentemente gestiti al di fuori di quel che la legge imporrebbe. Il tutto sotto il naso delle autorità che, invece che reprimere la pratica del subaffitto illegale, la incita chiudendo i postriboli». In conclusione, secondo Venturelli, «sarebbe bene che il Governo valuti il risultato delle proprie decisioni, considerando anche gli effetti collaterali di queste ultime. Tanto più che, una volta chiusi i bordelli, la prostituzione mica sparisce. Anzi; i luoghi dove si esercita diventano meno identificabili, moltiplicando quindi i possibili focolai d’infezione, e pregiudicando in questo modo qualsiasi possibilità di prevenzione e tracciamento».

«Misura contro gli assembramenti» - La chiusura dei locali erotici, spiega il Cantone, «è stata decisa per creare uniformità di trattamento tra tutti i locali notturni come discoteche, piano bar e club che nelle ultime settimane e mesi sono stati alla base della nascita di focolai di contagio. La motivazione va dunque ricercata nella volontà di scongiurare assembramenti di persone “in movimento” nei locali pubblici (fino a 100 persone a sera) e possibili nuovi focolai di contagio in una situazione epidemiologica al rialzo». La restrizione, sottolinea l'autorità cantonale, «riguarda quindi il locale e non l’esercizio della prostituzione in sé. Per questo motivo l’attività di prostituzione è tuttora permessa all’interno degli appartamenti. Il Governo, in particolare i servizi della Polizia cantonale preposti, svolgono un monitoraggio della situazione. Come in tutti gli altri settori il Governo segue da la situazione e, se necessario, è pronto a prendere nuove misure».

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