«Non chiamiamoli soltanto giochi»
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MERCATO LUGANO
16.10.2020 - 06:000

«Non chiamiamoli soltanto giochi»

Ex docente, appassionato di giocattoli antichi, Gienry Papiri è una new entry al mercato del sabato.

La sua passione, però, ha radici antiche: «Già gli egizi giocavano. D'altra parte è un momento di apprendimento insostituibile»

LUGANO - Gienry Papiri è approdato al mercatino di Lugano dopo 44 anni di insegnamento nella scuola media e un interesse, coltivato da sempre, per i giocattoli. Una “new entry” lo si potrebbe quasi definire, visto che la sua bancarella è relativamente recente. «Da tre anni sono in pensione, ho deciso di seguire il percorso di mia moglie e di affiancarla al mercato».

Fianco a fianco con la moglie - In realtà questa passione Gienry la nutriva da tempo. «Ho sempre collezionato e riparato giocattoli, anche quelli dei miei allievi. Avendo molto più tempo libero ho deciso di farne un lavoro». E così, affianco alla bigiotteria, le sciarpe e gli articoli della moglie, sono apparsi i primi giochi vintage. «In parte sono cose accumulate nel corso degli anni, altre sono cercate e trovate tramite i miei canali». 

Non solo un giocattolo - Da lui si recano in molti, avanzando anche richieste specifiche: «Dal trenino al calcetto. O ancora dal gioco in legno, al meccano, o ai burattini». Per Gienry il giocattolo non è solo un articolo utile a tenere buoni i bambini. «Già gli egizi avevano attribuito importanza al gioco. Nei secoli si è sempre giocato. D’altra parte trattasi di un momento di apprendimento insostituibile che sviluppa la creatività».

In questo caso il riferimento va non tanto al videogame, ma al «gioco tridimensionale. Questo porta le mani, guidate dal cervello, a una valutazione di tutte quelle che sono le competenze necessarie in una disciplina. Tutto quello che è gioco porta a conoscere i materiali e ad attivare una intelligenza digitale che matura solo lavorando su strumenti concreti». 

Dai giochi in carta e cartapesta dell’’800 alla latta, fino ai materiali sintetici. Gienry tratta di tutto. «Con l'avvento della celluloide, la nonna della plastica - spiega -, si sono abbassati i costi dei giocattoli arrivando a rendere popolare qualcosa che prima era appannaggio di una classe agiata. Prima i bambini meno abbienti si dovevano accontentare del sasso o del legnetto, per intenderci». 

Il potere educativo del gioco - Per l'ex insegnante, in questo nuovo mestiere che si è creato, ciò che conta è il nesso tra il gioco e le sue potenzialità in termini educativi. «Favorisce lo sviluppo della personalità e può indirizzare a future scelte professionali». Ne è convinto: «L’aereo, il camion del pompieri, le costruzioni... offrono tutti competenze che in futuro potranno rivelarsi strumenti utili per scegliere la propria professione». 

Un esempio? Il meccano: «La vite e il bullone saranno sempre di moda. E pensare che le basi di questo gioco le ha gettate Leonardo da Vinci». 

E la sua azione socializzante - Non solo apprendimento professionale, ma anche sociale. «Giocare è un mezzo indispensabile per la crescita culturale, per passare il tempo con intelligenza. Ed è pure un formidabile elemento di contatto con l’altro». 

E, a quanto pare, il gioco è apprezzato da tutti, grandi e piccini. «Ho clienti di ogni età. Poi c'è"anche chi mi porta giocattoli rotti. Ossidati, rovinati, dissaldati, con parti mancanti… Un gioco che è fermo da 40 anni in un solaio o in un armadio ritorna così a nuova vita, sia per me che me ne occupo, sia per la persona che lo aveva goduto tanti anni prima e che così può tornare a rigoderne. È come una rinascita». 

 I costi? Spesso minimi, e in ogni caso ci si accorda prima. «Io faccio sempre un preventivo di massima - conclude -. E si cerca ovviamente di non superare il valore del giocattolo. Salvo che questi non sia soprattutto affettivo. Allora capita che sia il cliente stesso a chiedermi di ripararlo a qualunque costo. Perché l’importante, in quei casi, è rispolverare un’emozione, riviverla, conservarla. Come un qualcosa di prezioso, senza tempo».

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