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28.08.2020 - 06:000
Aggiornamento : 10:57

«Non vogliamo andare a caccia di lupi»

Al via domani la stagione venatoria, mentre incombe la votazione sulla revisione della legge

Per il presidente dei cacciatori Fabio Regazzi: «Il lupo va gestito per disinnescare i conflitti che si stanno esacerbando». Ma Francesco Maggi, responsabile del WWF Svizzera italiana ribatte: «La vera caccia si pratica dove c'è il lupo, altrimenti è un tiro al bersaglio».

BELLINZONA - Selvaggina nel mirino dei cacciatori da domani e di lupi e linci... tutto l’anno. Difficile quantificare quale sia l’impatto dei grandi predatori sulla popolazione di camosci, caprioli e cerbiatti nelle montagne ticinesi. Se per gli umani parlano le statistiche delle catture, per i secondi la faccenda appare controversa.

La combattuta revisione - Ad attualizzare la “competizione” non c’è solo l’avvio, domani, della stagione venatoria, ma anche la revisione della legge sulla caccia in votazione il prossimo 27 settembre. Una revisione che, tra l’altro, consentirebbe “ai Cantoni - così recita la spiegazione ufficiale - di controllare la crescita e la diffusione dei lupi e di ordinarne l’abbattimento a precise condizioni, prima di aver causato danni”. Aggiungendo però altre specie protette.

I segni di una presenza - Danni principalmente a chi alleva bestiame, anche se tra i patiti di Diana non manca chi attribuisce la diminuzione dei selvatici, innegabile ad esempio tra i camosci, alla diffusione del canide… Lupus in fabula, insomma. Una teoria che il consigliere nazionale Fabio Regazzi, presidente della Federazione dei cacciatori ticinesi (FCTI) tende a ridimensionare, ma non troppo… «Va premesso - dice Regazzi - che rilevare i danni provocati dal lupo sulla selvaggina è molto difficile. È un esercizio relativamente semplice per gli allevatori, mentre per la selvaggina l’eventuale rinvenimento di carcasse o resti ossei può essere un indizio, non una prova. L’esperienza insegna inoltre che un lupo attacca un singolo capo, mettendo in fuga gli altri selvatici più scaltri e veloci di pecore e capre».

Manca una statistica mirata - La mancanza di una statistica sulla selvaggina viene criticata da Germano Mattei, co-presidente dell’Associazione svizzera per un territorio senza grandi predatori (ATsenzaGP), sebbene il loro primo “focus” sia la pastorizia: «Abbiamo chiesto diverse volte al Cantone di stilare una statistica della selvaggina predata, ma ufficialmente non è stato fatto nulla. Siamo in ritardo. Alcuni guardiacaccia, informalmente, mi hanno detto che per quanto possibile questi dati vengono raccolti. Ma un influsso c’è, come vediamo nel Basso Vallese e in Romandia dove non si trova più un cerbiatto». Questione di disinteresse, secondo Mattei: «Il territorio di montagna viene trascurato, perché la maggioranza dei cittadini vivono nei centri urbani… anche se il lupo si avvicina sempre più».

Questione di branco - L’impatto del lupo sulla selvaggina, sostiene dal canto suo il presidente della FCTI, dipende dalla consistenza del branco: «Un singolo esemplare può ancora essere gestibile, se però arriva un branco - e ne sono stati censiti 7-8 solo nei Grigioni - la situazione cambia decisamente in peggio. Posso portare la mia esperienza. Lo scorso anno ero a caccia in una zona, nell’alta Leventina, dove nel mese d’agosto c’erano state delle predazioni di lupo in un gregge. Ebbene, sono anni che frequento quei luoghi, ma in tre giorni non ho visto praticamente un selvatico». 

Cacciatori da Luna Park - Di parere diametralmente opposto è Francesco Maggi, responsabile del WWF Svizzera italiana. «Ci sono fior fior di cacciatori, purtroppo non in Ticino, che sostengono che la vera caccia si pratica solo dove c'è il lupo. E condivido questa visione perché oggi da noi ci sono cacciatori che praticamente sparano dalla finestra. La selvaggina, talmente abituata a non avere nemici, si trova spesso tranquilla negli spazi aperti. Ma questa non è caccia, ma tiro al bersaglio» sostiene Maggi.

Dalla parte del lupo - In un dibattito, quello sulla nuova legge, che ritiene fortemente viziato dall'emotività, Maggi porta quali argomenti gli effetti positivi del lupo: «Il primo è che cambia il comportamento delle sue prede, almeno il cervo, disperdendole nel territorio e facendo crollare i danni da brucamento alle foreste. Inoltre, secondo effetto positivo, disperdendosi e dovendosi proteggere, la selvaggina evita gli spazi aperti. Ciò che comporta una diminuzione dei danni alla viticoltura e all'agricoltura. Ecco perché i cacciatori hanno la percezione che le prede siano sparite. Inoltre a differenza dell'uomo che mira al trofeo, il lupo è selettivo e sceglie la preda più debole». E questo è solo un assaggio di contro argomentazioni.

Altri fattori - Va detto, e lo riconoscono sia Regazzi che Mattei, che sulla diminuzione dei camosci (di questo si parla) influiscono anche altri fattori: «Uno, ad esempio, è la concorrenza alimentare da parte di specie come il cervo e lo stambecco» dice il presidente della FCTI. Sempre dal profilo dell’impatto, Regazzi ricorda che «è quasi più insidiosa la lince. E tuttavia per i lupi parlano i numeri, se nel 2010 ce n’erano in Svizzera dieci, adesso sono minimo 80, ma io credo di più. È chiaro che non si cibano solo di pecore, ma anche di selvaggina. Ecco perché questi predatori vanno tenuti sotto controllo come ci prefiggiamo con la legge in revisione». 

«Il lupo va gestito» - Un controllo, leggasi abbattimenti a precise condizioni, che non sarà mai affidato agli stessi cacciatori: «È escluso nel modo più assoluto - dice Regazzi -. Non vogliamo andare a caccia di lupi. Semplicemente noi chiediamo che la specie venga gestita. Anche per disinnescare i conflitti che si stanno esacerbando e non arrivare mai, come vediamo in Francia e Italia, a episodi di “giustizia fai da te”». Anche qui, il parere di Maggi, diverge: «La diffusione del predatore è già regolata dalla presenza delle prede. Il lupo è territoriale e non ha bisogno di essere gestito. Ottanta lupi? Di cui però, lo scorso anno, 10 esemplari abbattuti legalmente con l'attuale legge, 10 illegalmente perché c'è bracconaggio e 10 morti sotto auto e treni. La pressione su questa specie è già elevatissima».

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