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19.08.2020 - 06:000

Partecipazione alle spese per l’assistenza sociale: trenta Comuni aspettano il nulla

L’iniziativa, lanciata oltre un anno e mezzo fa, è ancora ferma al palo. Imbarazzo in Piazza della Foca.

Addirittura, dopo più di 18 mesi, non ci sarebbe una persona incaricata di coordinare il dossier. Le giustificazioni del deputato Matteo Quadranti: «Tutto è finito nel calderone di Ticino 2020».

BELLINZONA - Aspetta e spera… Verrebbe da dire questo a chi a fine 2018 ha depositato presso il Cantone un’iniziativa comunale generica che chiedeva allo Stato di rivedere il modo in cui i Comuni devono partecipare alle spese per sostenere le persone in assistenza. Sì, perché dopo un anno e mezzo, tutto è ancora fermo al palo. Al punto di partenza. A confermarlo sono più parlamentari. 

Nomi di spicco – È il 24 di ottobre del 2018 quando viene depositato il testo dell’iniziativa, con Cadenazzo in prima linea. Otto al momento i Comuni che aderiscono. Diventeranno 30 in due mesi. Nella lista, tra gli altri, spiccano Bellinzona, Chiasso e Locarno. L’11 gennaio 2019 l’iniziativa viene dichiarata ufficialmente riuscita.

Un concetto solidale – Al Cantone si chiede in sostanza di riconoscere ai Comuni maggiormente colpiti dai costi provocati dalla spesa per l’assistenza sociale, uno sgravio dell’onere finanziario. Considerando in particolare fattori come, ad esempio, la forza finanziaria del Comune, e non più solo il numero di persone in assistenza che risiedono nello stesso Comune. Un concetto più solidale che permetterebbe risparmi ai Comuni finanziariamente più deboli. Verrebbe, inoltre, introdotto il concetto di Comune virtuoso, valorizzando quei Comuni che mostrano impegno nel proporre iniziative volte a prevenire il fenomeno dell’assistenza.      

Tutto tace – In Piazza della Foca tutto tace. Sulla questione, il Gran Consiglio sarebbe stato sollecitato più di una volta nel corso degli ultimi 18 mesi. Invano. I Comuni coinvolti avrebbero una riunione in programma a inizio settembre. Ma possono già mettersi il cuore in pace. A Bellinzona nulla si è mosso.

Caverzasio ha mollato la patata bollente – Inizialmente la patata bollente era nelle mani di Daniele Caverzasio (Lega), nel frattempo diventato presidente del Gran Consiglio. «E da quando ho assunto questa carica – ammette –, ho cercato di assumere un ruolo “super partes”. Quindi non mi occupo più di commissioni specifiche».

Come un minestrone – Palla dunque nel campo di Matteo Quadranti (PLRT), coordinatore della sottocommissione della gestione, che tuttavia non pare avere novità di rilievo da annunciare. «C’è stata la tendenza a mettere un po’ tutto nel calderone della riforma di Ticino 2020», si limita a commentare. 

Alcune iniziative si concretizzano dopo anni e anni – Già, ma questo era un tema importante. Possibile che dopo un anno e mezzo non si sia mossa una mosca? «C’è stato il Covid di mezzo, ma non deve essere una scusa. Su alcune iniziative particolarmente complesse possono passare anni prima di arrivare a qualcosa di concreto».

La riunione di settembre – Il problema è che l’iniziativa, al momento, non si trova nemmeno sotto la lente di Quadranti. «Non è ancora stato nominato un responsabile del dossier – dice –. È arrivato relativamente da poco da noi. In ogni caso, a settembre, prevediamo di fare un incontro con il Consiglio di Stato. Si parlerà di Ticino 2020 e dunque, per forza, anche di questa iniziativa».

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