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CANTONE
09.08.2020 - 10:230
Aggiornamento : 13:33

«Il Ticino rischia il dissesto»

Il direttore del Dfe Christian Vitta è preoccupato per il futuro dell'economia. «Un secondo lockdown sarebbe disastroso»

BELLINZONA - Arrivano tempi duri. L'economia ticinese dovrà fare un grosso sforzo per evitare il dissesto. E lo Stato dovrà stringere la cinghia, almeno per l'anno prossimo. «Diversamente, il rischio è di compromettere l'attività politica in futuro». 

Ad affermarlo è il direttore del Dfe Christian Vitta, intervistato oggi dal Caffè. Il consigliere di Stato si dice preoccupato per la tenuta finanziaria del Cantone, con le casse pubbliche messe a dura prova dal Covid. «Dovremo prevedere un percorso di riequilibrio dei conti - avverte Vitta - che permetta allo Stato di disporre delle necessarie risorse per far fronte alle future nuove necessità». 

Le casse cantonali dovrebbero registrare un deficit di circa 300 milioni di franchi nel 2020-21. Un rosso problematico, per cui si prevedono tagli alla spesa e - forse - un aumento delle imposte. Vitta auspica un «confronto costruttivo tra le parti politiche, nel definire gli interventi sulle entrate e sulle uscite». 

Sul fronte delle entrate, Vitta non esclude un'apertura alla proposta del Ps di aumentare il coefficiente cantonale d'imposta, dal 97 al 100 per cento. Per quanto riguarda invece la spesa pubblica «gli investimenti strategici vanno sostenuti» afferma il direttore del Dfe: le opere pubbliche, in particolare, nel settore della mobilità e dell'edilizia «oltre ad avere un effetto anticiclo, in questa fase permettono di modernizzare le infrastrutture esistenti». 

Non è il caso di disperare, dunque, incrociando le dita sulla "seconda ondata". «Il primo lockdown ha avuto conseguenze importanti per l’economia e l’occupazione, un nuovo lockdown totale avrebbe conseguenze disastrose in quanto comprometterebbe una situazione già difficile» avverte Vitta. 

Infine, sull'iniziativa dell'Udc sugli accordi bilaterali, in votazione il 27 settembre, il consigliere di Stato si pronuncia per un "no" a tutela dell'economia. «Un elemento supplementare d’incertezza creerebbe sicuramente ulteriore instabilità - osserva Vitta - in particolare in quei settori economici che sono orientati all’esportazione». 

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