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01.05.2020 - 20:230
Aggiornamento : 22:42

«Saremo il Mediterraneo della Svizzera»

Con la chiusura dei confini, quest'estate il Ticino sarà invaso dai confederati? Intervista ad Angelo Trotta

Il direttore di Ticino Turismo è positivo sulla prossima stagione. «Circostanze difficili, ma reagiamo»

LUGANO - Il turismo soffre, lacerato dal coronavirus. Le previsioni a livello svizzero sono nere per quest'estate: le perdite nel settore rischiano di superare gli 8 miliardi.

La catastrofe si abbatterà anche sul Ticino? Il direttore di Ticino Turismo Angelo Trotta è al lavoro da mesi, per elaborare un piano di contrattacco. «La Svizzera italiana ha le sue carte da giocare» spiega. «Naturalmente, dovremo puntare molto sul turismo interno». 

Non tutto è perduto, dunque. Il 26 febbraio è stata costituita una task-force di cui fanno parte, assieme a Trotta, i quattro direttori delle Organizzazioni turistiche regionali e i vertici del settore alberghiero, della ristorazione e dei campeggi. «I risultati sono stati buoni» spiega Trotta. La prova: la riapertura degli alberghi e dei ristoranti, autorizzata nelle prossime settimane. «È il frutto di un lavoro di squadra in cui tutto il settore ha giocato insieme, instaurando un dialogo costruttivo con le autorità a tutti i livelli». 

 Sulle riaperture si sono levate anche voci critiche. C'è chi punta il dito contro il lobbismo economico. 

«Ci siamo limitati a fare presente in modo compatto le esigenze del settore. Questo vale per il turismo, ma anche per gli altri settori economici: tutte le categorie si sono mosse. Si è cercato di fare una giusta pressione, ma con il dovuto rispetto. Le decisioni poi sono state prese dall'autorità federale, autonomamente». 

Avete ottenuto quello che chiedevate?

«In parte. Abbiamo chiesto con forza che ci fosse un'apertura sincronizzata di alberghi e ristoranti. Era fondamentale. È evidente che il turista non cerca solo un posto dove dormire. Ma non siamo stati accontentati in tutto». 

Ad esempio?

«Resta il grosso punto interrogativo dei campeggi. Che ad oggi non hanno una data di riapertura. In TIcino, è un comparto importante che merita attenzione».

Quali previsioni per quest'estate?

«Difficile farne. Seguiamo costantemente l'evolversi della situazione a livello nazionale e internazionale. Al momento esistono sostanzialmente due scenari»

Ossia?

«Confini aperti, confini chiusi. Nel primo caso, è verosimile che i primi a riattivarsi saranno i flussi in entrata dall'Asia, più che dai paesi occidentali. Per il Ticino tuttavia i bacini di riferimento, fuori dalle frontiere nazionali, sono quello della Germania meridionale e del Nord Italia. Su questi punteremo, se ci saranno le condizioni per degli spostamenti tra i paesi». 

E se i confini non saranno aperti ai turisti?

«Punteremo sul turismo interno. Questa rimane comunque la strategia principale. Intensificheremo la comunicazione rivolta alla Romandia, mentre per quanto riguarda la Svizzera tedesca, che è un bacino consolidato e importante, cercheremo di raggiungere fasce della popolazione che, in passato, erano magari meno interessate al Ticino». 

Il turismo da oltre Gottardo ci salverà?

«Difficile dirlo. In passato i turisti interni erano il 70 per cento, contro un 30 per cento dall'estero. Bisognerà vedere se i confederati, non potendo andare altrove, compenseranno la possibile mancanza di turisti stranieri». 

A livello di comunicazione, avete in mente qualcosa?

«Punteremo sul fatto che siamo la regione mediterranea più vicina e accessibile, in completa sicurezza. E cercheremo di mettere in evidenza le attrattive interessanti anche per un bacino giovane». 

Le attrattive diminuiscono, però. Il Pardo, Moon&Stars sono stati cancellati. 

«Questo è sicuramente un problema. Ma il nostro territorio ha comunque molto da offrire, a livello di attività sportive, escursionismo, balneazione». 

C’è il rischio di problemi di affollamento in alcune zone come ad esempio la Verzasca? Ora gli assembramenti non vanno più di moda.

«Sicuramente sarà un tema da affrontare. Le autorità locali dovranno trovare delle soluzioni per i bagnanti. Questo vale per i fiumi ma anche per i lidi lacustri, quando riapriranno. È uno dei cantieri su cui lavorare». 

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