«Il PS non rappresenta più la classe dei lavoratori. Oggi c'è l'UDC»

Le critiche al Partito Socialista arrivano da Rudolf Strahm, ex consigliere nazionale ed ex segretario centrale del PS.
ZURIGO - L'ex consigliere nazionale socialista bernese ed ex segretario centrale del PS Rudolf Strahm non è affatto contento del suo partito: a colloquio con la "Neue Zürcher Zeitung" (NZZ), lo rimprovera di non fare abbastanza per la classe lavoratrice e di non essere in grado di proporre alcuna strategia per contrastare l'iniziativa dell'UDC "No a una Svizzera da 10 milioni!", in votazione il prossimo 14 giugno.
«Non più il PS, ma l'UDC» - Oggi non è più il Partito socialista a rappresentare la classe operaia, bensì l'UDC, non tanto per le sue politiche concrete, quanto perché i democentristi riescono a trasmettere un senso di identità agli elettori, sostiene il deputato alla Camera del popolo dal 1991 al 2004.
«Dibattito pietoso e privo di proposte» - Al quotidiano zurighese, Strahm critica inoltre il livello del dibattito «pietoso e privo di proposte concrete» sull'Iniziativa per la sostenibilità dell'UDC. E questo nonostante a suo avviso la forte immigrazione susciti preoccupazione non solo tra i politici più conservatori, bensì anche tra gli ambienti di sinistra.
L'elevato afflusso di persone, prosegue l'ex segretario del PS (dal 1978 al 1985) ed economista, genera tensioni sociali e rischia di mettere sotto pressione la società, soprattutto quando raggiunge livelli come quelli in Svizzera. Strahm parla anche di una crescente «stanchezza della crescita» e punta il dito contro chi valuta l'andamento economico esclusivamente in base al prodotto interno lordo (pil), definendo tale approccio una forma di «economia volgare». Ciò che conta realmente è la crescita pro capite, sostiene.
Un altro punto centrale riguarda il potere d'acquisto, afferma inoltre l'ex incaricato federale alla sorveglianza dei prezzi (2004-2008). Negli ultimi dieci anni, tra il 20% e il 40% della fascia più povera della popolazione ha visto una diminuzione reale delle proprie risorse, a causa dell'aumento di affitti, premi delle casse malati e costi di trasporto, cresciuti ben al di sopra e più rapidamente rispetto al reddito. Secondo Strahm, anche l'immigrazione contribuisce a questa dinamica.
«Si ignorano gli effetti dell'immigrazione» - L'82enne rimprovera al PS - «che una volta era considerato il partito dei lavoratori» - di «ignorare» e «minimizzare gli effetti sociali e le paure legate all'immigrazione». Restando silente davanti a questo fattore, sostiene il bernese, la sinistra cede la parola all'UDC sui temi sociali più importanti. «Molte questioni che stanno a cuore alla popolazione, come la penuria di alloggi, vengono ignorati», afferma Strahm. Anche le difficoltà di integrazione dei migranti nel mercato del lavoro vengono trascurate nel dibattito pubblico, mentre nessuno può realisticamente pensare che il problema si risolva da solo, puntualizza.
Strahm critica inoltre l'élite del Partito socialista, accusandola di aver perso il legame con la realtà quotidiana della popolazione, in particolare nei quartieri, nelle periferie e nelle scuole. «La dirigenza di sinistra non percepisce più le conseguenze concrete per la classe lavorativa», deplora.
«Poche persone competenti» - Per Strahm il motivo di questo approccio è chiaro: «In Parlamento siedono solo poche persone che dispongono delle competenze nella formazione professionale e nell'integrazione lavorativa delle persone più vulnerabili o dei migranti». E ciò si riflette anche nella scarsa gestione della politica interna. Negli ultimi vent'anni, aggiunge, la sinistra si è impegnata poco anche nella lotta alla carenza di manodopera qualificata, «non tanto per malafede», quanto più per una perdita di orientamento.
Infine, l'ex consigliere nazionale osserva come, sul tema dell'immigrazione, il Partito socialista condivida spesso posizioni simili a quelle del PLR e delle élite accademiche. In Svizzera e in Europa si sarebbe così insidiata una sorta di «classe cosmopolita», composta da dirigenti d'azienda, diplomatici, funzionari, professori, politici liberaldemocratici e attivisti di ONG, per i quali la migrazione rappresenta in linea di principio un fenomeno positivo. Alcuni arrivano persino a sostenere l'idea di un mondo senza frontiere, conclude.



