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Biagio Izzo arriva a Lugano: «Durante la pandemia mi ha salvato la televisione»
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16.02.2022 - 06:000

Biagio Izzo arriva a Lugano: «Durante la pandemia mi ha salvato la televisione»

L'attore sarà al Palazzo dei Congressi ad inizio marzo con il suo spettacolo "Un italiano di Napoli".

Nell'intervista ci ha parlato della sua napoletaneità, del suo amore per il teatro e dei luoghi comuni che caratterizzano la Svizzera.

LUGANO - In molti lo conoscono per i "cinepanettoni", ma Biagio Izzo è anche televisione ma soprattutto teatro. Insomma, un attore a tutto tondo, che negli ultimi anni si è immerso anche in ruoli più "seri". Durante la pandemia si è invece concentrato maggiormente sulla tv, tra "Tale e quale show" e "Stasera tutto è possibile". L'attore sarà al Palazzo dei Congressi di Lugano il 5 marzo, dove porterà lo spettacolo "Un italiano di Napoli". Per l'occasione lo abbiamo intervistato. 

A marzo ti vedremo a teatro con lo spettacolo "Un italiano di Napoli". Ci puoi raccontare qualcosa? 
«Il mio è un canovaccio sempre molto aperto, racconto stralci di vita quotidiana vissuti realmente e poi esasperati da me. Mi piace molto raccontare cose vere, che possono succedere a chiunque, perché mi piace quando la gente si riconosce e ride. Questo è il mio modo di fare comicità. Non sono un comico demenziale, non vado a cercare una comicità politica, mi inserisco nella comicità popolare. Sono contento di venire a Lugano, e di esorcizzare questa pandemia. Con chi verrà trascorreremo un'oretta e mezza insieme, all'insegna del divertimento, che tanto ci è mancato in questo periodo». 

Quanto conta la tua napoletaneità nel tuo successo?
«È la mia forza, il mio modo di esprimermi, anche attraverso la gestualità. L'essere napoletano è anche gesticolare, e la semplicità nel raccontare. Esportare la mia napoletaneità è sempre molto bello per me. Lo dico sempre, anche ai registi quando mi propongono dei personaggi: io sono napoletano. È giusto essere comprensibili, ma la parlata napoletana ci deve essere, perché io sono questo». 

Siamo abituati a vederti al cinema, a teatro e in televisione. Hai una preferenza? 
«Senza dubbio il teatro è il mio lavoro. Poi c'è il cinema e la televisione. Ma il teatro è la mia passione, il mio amore, il mio ambiente ideale, dove mi riconosco, dove mi diverto di più. Ho condizionato tutta la mia vita per fare teatro, anche se è "l'arte dei poveri", dove si guadagna meno, dove i sacrifici sono troppi, ma sono giustificati dalla passione e dall'amore». 

C'è distinzione tra persona e personaggio? 
«Assolutamente sì, è fondamentale. Siamo innanzitutto delle persone, e poi interpretiamo dei personaggi. Non dobbiamo mai dimenticarlo». 

In molti ti conoscono come attore comico, ma hai interpretato anche ruoli meno "allegri"...
«Poco tempo fa ho iniziato a fare film anche più "seri". Con una buona guida di bravi registi ci si può riuscire. Se poi arrivano anche i complimenti sono ancora più felice. Chi fa questo mestiere fa l'attore a 360 gradi. Certo, magari non tutti riescono, a volte alcuni si concentrano sempre sugli stessi aspetti. A me piace proprio mettermi in discussione, confrontarmi, odio l'apatia e fare sempre la stessa cosa. Il fatto stesso di fare l'attore significa essere ogni sera in un posto diverso e con un pubblico diverso. Questo mi dà una grande forza, e la metto anche nell'arte, al cinema, in televisione, nelle serate. Cerco di fare tutto questo con grande dedizione e passione, per tentare sempre di farlo bene, poi magari non ci riesco e pazienza». 

Sei sempre in giro, tra tournées, spettacoli e televisione. Come sei riuscito a coniugare il tempo lavorativo con la famiglia? 
«Questo è il vero dramma, unire una vita anormale con una normale. Come dicevamo prima si è anche e soprattutto persone, perciò si è anche papà, marito, si hanno delle responsabilità. Non è facile riuscire a gestire bene tutto. Ma in qualche modo, con intelligenza, nella comprensione, si riesce a trovare il giusto equilibrio». 

Come hai affrontato la pandemia? 
«Ho sempre fatto molta attenzione, mi sono vaccinato, e con me tutta la famiglia, ed è una cosa che consiglio a tutti di fare. È la cosa giusta ed è l'unica soluzione per uscire da questa tragedia. Lavorativamente parlando sono stato fortunato, perché con i teatri chiusi mi ha salvato la televisione: "Made in sud", "Tale e quale show", "Stasera tutto è possibile",... Non avevo mai fatto così tanta televisione. Mi metto però nei panni di chi faceva solo teatro o serate, a cui mando tutta la mia solidarietà. Ora che stiamo ripartendo speriamo che non ci si rifermi più». 

Che rapporto hai con la Svizzera? 
«Anche se è un'osservazione banale, mi piace perché è proprio un luogo comune: la precisione, la pulizia, l'educazione. È sempre stato un punto di riferimento per tutti. La vedo veramente così. Quando vengo da voi è come quando un napoletano arriva e non calpesta le aiuole, rispetta i semafori,... La Svizzera ti condiziona in maniera positiva». 

Per info e ticket: www.biglietteria.ch

 

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