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SVIZZERA«Il bio caro? No, sono i prezzi degli altri alimenti a dover salire»

03.07.23 - 10:57
Secondo il presidente di Bio Suisse, Urs Brändli, gli alimentari convenzionali costano troppo poco: «Ci sono troppe promozioni speciali»
Tipress
Fonte ats
«Il bio caro? No, sono i prezzi degli altri alimenti a dover salire»
Secondo il presidente di Bio Suisse, Urs Brändli, gli alimentari convenzionali costano troppo poco: «Ci sono troppe promozioni speciali»

AARAU - Non è il bio che è caro, sono i prezzi degli alimentari convenzionali che devono salire: ne è convinto Urs Brändli, presidente di Bio Suisse, la principale organizzazione di promozione dell'agricoltura biologica in Svizzera.

«Il problema non sono gli attuali prezzi del bio, ma quelli molto bassi degli alimenti convenzionali», sostiene il 59enne in un'intervista pubblicata oggi dall'Aargauer Zeitung e dalle testate ad essa legate. «Proliferano le promozioni speciali, ad esempio per la carne, anche se noi come società abbiamo urgentemente bisogno di rendere la nostra alimentazione più sostenibile».

«Non si tratta di non mangiare più carne», prosegue il contadino che è alla testa della sua associazione dal 2011. «L'allevamento continuerà a essere importante per l'alimentazione della popolazione anche in futuro: ma sarebbe opportuno ridurre un po' il consumo. E cosa vedo ogni giorno sui giornali? Le pubblicità dei principali distributori per le promozioni della carne. Se sullo scaffale, accanto alla carne etichettata bio, c'è un prodotto in promozione che costa tre volte meno, non posso biasimare un consumatore che si lascia tentare».

L'impatto sull'ambiente è però importante. «Di norma, più un prodotto è a buon mercato, maggiori sono i costi esterni. Come consumatori noi non li paghiamo, ma i miei tre nipoti dovranno corrispondere in seguito gli oneri che oggi consideriamo troppo elevati per noi. È quindi molto positivo che la commissione ambiente del Consiglio nazionale abbia recentemente sostenuto un'iniziativa parlamentare di Gerhard Pfister che chiede una tassa di incentivazione sulle emissioni di gas serra: chi consuma dovrebbe pagare tutti i costi. È una proposta svizzera e liberale».

Con un balzello del genere «la differenza di prezzo rispetto al biologico si ridurrebbe notevolmente», sostiene Brändli. «Stando a uno studio dell'università di Augusta se si includono nel prezzo i gas serra, l'energia e l'azoto emerge il seguente quadro: chi segue una dieta biologica e vegetale deve fare i conti con un sovrapprezzo del 6%, chi invece opta per un approccio convenzionale a base animale vedrà aumentare i costi di quasi il 200%. Ci si rende così conto del cambiamento che vi sarebbe senza imporre divieti».

Ai giornalisti che portano la discussione sulle recenti polemiche relative ai margini sui prodotti bio praticati da Migros e Coop l'intervistato risponde in modo sfumato. «È un peccato che l'attenzione si concentri così tanto sui due grandi distributori», afferma. «Certo, sono i più importanti in Svizzera. Ma ovviamente molte persone apprezzano l'ampia gamma di prodotti. Perché ci sarebbero molte alternative per l'acquisto di prodotti biologici: al mercato, nel negozio in fattoria, tramite lo shop online. E anche i discount hanno prodotti biologici. Quindi, se volete evitare Migros e Coop, potete farlo».

Un rapporto di Mister Prezzi - insistono i cronisti - mostra però che i margini variano notevolmente tra gli operatori per lo stesso prodotto. «Per noi non è chiaro se Coop e Migros stiano guadagnando più della media», risponde l'interlocutore. «Le due società sono cooperative. Hanno una gamma di prodotti molto ampia e restituiscono parte dei profitti alla popolazione, ad esempio promuovendo lo sport o la cultura. Ci si può giustamente chiedere se questo sia il compito di un rivenditore, ma è quello che accade. Non ho quindi una brutta sensazione quando faccio la spesa alla Migros o alla Coop».

Il presidente di Bio Suisse prende posizione anche riguardo alle critiche mosse alla sua stessa organizzazione. «Trovo un peccato che alcuni pionieri del biologico stiano lasciando l'associazione perché sentono di non potersi più identificare con essa. Molti di loro sono molto innovativi e potrebbero ottenere molto dall'organismo con le loro nuove idee. Se si ritirano dall'associazione, la loro voce non sarà più ascoltata», conclude.

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COMMENTI
 

Princi 9 mesi fa su tio
tanto spesa e cena tutte le domeniche oltre confine !!!!! piccolo esempio carne secca 104fr al kg ma siamo fuori di testa ? o è giusto cosi ?!!

Meganoide 9 mesi fa su tio
Tra tutti gli esempi ha citato la carne, che già non bio costa il triplo rispetto ai nostri vicini per via dei balzelli statali. Ma per favore...

Tao2023 9 mesi fa su tio
Risposta a Meganoide
Concordo quanto hai scritto

Lo Scienziato 9 mesi fa su tio
2. L'introduzione di una "tassa CO2" può essere un incentivo efficace per ridurre l'impatto ambientale del settore alimentare, un po' come una "correzione di mercato" che permette di includere il costo ambientale della produzione alimentare. Se implementata correttamente, una tale tassa potrebbe anche avere un aspetto sociale/redistributivo. Per esempio, in Svizzera, le entrate provenienti da tasse ambientali sono già restituite parzialmente alla popolazione attraverso deduzioni all'assicurazione malattia obbligatoria. Quindi, una persona che mangia moderatamente carne potrebbe non vedere un aumento significativo delle sue spese alimentari, mentre una persona che segue una dieta vegetariana o vegana potrebbe effettivamente risparmiare denaro, e solo persone che si abbuffano di prodotti animali vedrebbero un aumento delle loro spese a fine anno.

Lo Scienziato 9 mesi fa su tio
1. Mentre i prodotti biologici possono avere alcuni vantaggi, non sono necessariamente più ecologici o più salutari. La produzione biologica può avere un rendimento inferiore, richiede spesso prezzi più elevati, e l'uso di pesticidi naturali non garantisce automaticamente un minor rischio per la salute o per l'ambiente. Inoltre, la produzione biologica può richiedere più terreno rispetto alla produzione convenzionale. Un vantaggio potrebbe essere che i pesticidi biologici tendono a non essere PFAS, quindi non vi è il rischio di accumulo di queste sostanze nocive nel lungo termine. Tuttavia, il contesto e le pratiche specifiche di gestione sono cruciali per determinare l'impatto ambientale e la sicurezza alimentare di qualsiasi metodo di produzione.

Tao2023 9 mesi fa su tio
Risposta a Lo Scienziato
Da come scrivi sei un politico a favore della tassa sul CO2 ?

Lo Scienziato 9 mesi fa su tio
Risposta a Tao2023
Politico no, a favore di una tassa CO2 ben implementata sì. Questo perché pur non essendo un specialista nel settore, riconosco il consenso sul tema tra economisti con viste normalmente altamente incompatibili (fatto più unico che raro), vedi “Economists' Statement on Carbon Dividends”. Una tassa CO2 con sistemi di aggiustamento alle frontiere e una ridistribuzione delle ricette alla popolazione garantisce i benefici di una tassa CO2 (minore distorsione del mercato rispetto ad altre misure, favorisce competizione e innovazione del mercato) senza subirne potenziali effetti negativi come perdita di competitività dei prodotti locali soggetti alla tassa rispetto alle importazioni, e la natura regressiva di una tassa CO2 che tende a colpire più fortemente i redditi bassi.

sbomba 9 mesi fa su tio
si certo

Falla finita 9 mesi fa su tio
Una in cu lata pazzesca i prodotti BIO, i produttori bio fanno la fame e la grande distribuzione vende a cifre enormi, vedi reportage patti chiari, se non sbaglio!

Undertaker79 9 mesi fa su tio
Beh che dire, complimenti!! Comunico ufficialmente che la mia contabilità famigliare avrà la precedenza, pertanto verranno da me apportati drastici tagli alle spese superflue alla mia famiglia come imposte e tasse.... Visto che loro fanno la loro contabilità io faccio la mia!!

Znec 9 mesi fa su tio
Quindi, per giustificare l'assurdità dei prezzi sui prodotti Bio, bisogna aumentare quelli tradizionali.. Interessante politica economica, da Nobel per l'economia.
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