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BRASILEPresidenziali, il nome "nuovo" è Lula: «Ho visto questo paese distrutto»

22.07.22 - 11:04
Si tratta della sesta corsa con il Partito dei lavoratori, la prima dopo le vicende giudiziarie che lo hanno travolto
IMAGO / Fotoarena
Presidenziali, il nome "nuovo" è Lula: «Ho visto questo paese distrutto»
Si tratta della sesta corsa con il Partito dei lavoratori, la prima dopo le vicende giudiziarie che lo hanno travolto

SAN PAOLO - A volte ritornano. L’ex presidente del Brasile Luiz Inácio Lula da Silva, meglio conosciuto come Lula, ha ufficializzato la sua candidatura alla presidenza con il Partito dei lavoratori brasiliano, come annunciato dalla stessa compagine politica giovedì. Le elezioni nel paese sono previste per il 2 ottobre: l’ex presidente si confronterà con l'attuale presidente, rappresentante della destra, Jair Bolsonaro, in cerca del secondo mandato.

Le dichiarazioni - La sua candidatura era stata anticipata. Lo stesso Lula non era presente al congresso di nomina del partito che si è svolto a San Paolo, in quanto era coinvolto nella campagna elettorale nello stato di Pernambuco. Per lui si tratta della sesta corsa presidenziale e ha già ricoperto tale carica per sette anni (2003-2010).

Per spiegare le ragioni della discesa in campo, ha così twittato: «Non avevo bisogno di diventare di nuovo presidente. Potevo tenermi il titolo di miglior presidente della storia e vivere gli ultimi anni della mia vita in pace. Ma ho visto questo Paese distrutto. Ho visto l'istruzione gestita da un uomo che non amava l'istruzione. Così ho deciso di tornare indietro».

Precedenti politici - Lula, prima di diventare presidente nel 2002 con il 61,3% dei voti, ha fallito tre volte la corsa alla presidenza. Rieletto nel 2006, ha lasciato l’incarico nel gennaio 2011 quando il gradimento nei suoi confronti era alle stelle (90%). Dopo aver affrontato un cancro alla gola nel 2011, nel 2017 l’attuale candidato alla presidenza era stato condannato per corruzione e riciclaggio di denaro derivato da tangenti e benefit ricevuti dalla compagnia petrolifera Petrobras.

Condannato inizialmente a nove anni e mezzo di carcere, gli sono stati inflitti 12 anni e un mese una volta arrivati alla Corte d’Appello. Nel 2019, un altro caso di corruzione lo investe, rimediando 12 anni e 11 mesi per aver accettato tangenti sotto forma di lavori di ristrutturazione della sua casa di campagna. Nello stesso anno, grazie a una sentenza favorevole della Corte Suprema, riesce a lasciare il carcere dopo un anno e mezzo di detenzione.

Successivamente, un tribunale brasiliano nel 2020 archivia un caso di corruzione per insufficienza di prove, poi, l'anno dopo, annulla altre condanne, consentendogli di ripresentarsi alle presidenziali.

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