È guerra commerciale: Trump porta al 50% i dazi su auto e acciaio canadesi

Il Presidente ha risposto ai nuovi dazi canadesi: «Il Canada ci truffa da anni. Una situazione insostenibile, che non deve più continuare!»
NEW YORK - È guerra commerciale tra Canada e Stati Uniti.
Dopo aver respinto l'accordo proposto da Washington, il primo ministro canadese Mark Carney ha annunciato una serie di contromisure commerciali contro gli Stati Uniti. I nuovi dazi canadesi entreranno in vigore l'8 settembre e colpiranno prodotti statunitensi nei settori dell'acciaio, dei latticini, della carta, dei macchinari agricoli e dell'elettronica.
A tal proposito, la risposta di Donald Trump non si è fatta attendere: «Dal primo gennaio 2027 i dazi su tutte le auto, i camion (grandi e piccoli), la componentistica automobilistica e l'acciaio canadesi saliranno al 50%» ha dichiarato.
In un lungo messaggio sul suo social Truth, il presidente ha attaccato il Canada per aver "truffato" gli Stati Uniti per anni con i «loro dazi scandalosamente elevati sui nostri agricoltori e sui prodotti agricoli. Non è sostenibile, non più. Noi non abbiamo bisogno del Canada, sono loro ad aver bisogno di noi».
La nuova minaccia di Trump segue il fallimento delle trattative sui dazi con il Canada e il pugno duro del premier Mark Carney che ha assicurato che risponderà «dollaro per dollaro» alle tariffe americane.
«Il Canada ci truffa da anni. I loro dazi (...) hanno creato da tempo un deficit di 60 miliardi di dollari tra i nostri due Paesi. Una situazione insostenibile, che non deve più continuare!»
«Se la produzione avviene negli Stati Uniti, i dazi sono pari a zero. Il Canada non sarà più trattato come uno Stato americano! Sia sul fronte commerciale che sotto altri aspetti, è uno dei paesi con cui è più difficile trattare al mondo. Noi non abbiamo bisogno del Canada, sono loro ad aver bisogno di noi. Il 95% dei loro affari è con noi», ha messo in evidenza il presidente.
Parallelamente, l'amministrazione Trump propone una tassa da oltre 100'000 dollari, per l'esattezza 103'265 dollari, per i visti H-1B, usati soprattutto dalla Silicon Valley per i lavoratori altamente qualificati. La tassa era già stata imposta lo scorso anno ma in giugno un giudice federale l'aveva bollata come illegale e aveva bloccato l'amministrazione Trump dall'attuarla.
Le dichiarazioni di Trump intervengono in un momento delicato. Il tycoon è in difficoltà nei sondaggi. Secondo le rilevazioni di YouGov e The Economist, il numero di elettori che boccia il suo operato è maggiore a quello che lo promuove in 47 stati americani su 50.
Solo in Wyoming, Idaho e Virginia la maggioranza degli intervistati promuove Trump. Il saldo negativo di gradimento del presidente rilevato da YouGov e The Economist segue il sondaggio di Reuters del 17 agosto, secondo il quale un americano su tre approva l'operato di Trump.



