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IL PUNTOQuando Gaza "sparisce", il buio digitale come arma

09.11.23 - 14:00
Nelle ultime settimane, nella Striscia, si sono verificati tre lunghi blackout nelle comunicazioni. Con quali conseguenze? Facciamo il punto
Reuters
Quando Gaza "sparisce", il buio digitale come arma
Nelle ultime settimane, nella Striscia, si sono verificati tre lunghi blackout nelle comunicazioni. Con quali conseguenze? Facciamo il punto

GAZA - Il potere di decidere chi entra e chi esce dai confini della Striscia, ma anche quello di far "scomparire" Gaza per ore, imbrigliandola in una sorta di limbo digitale. I blackout delle connessioni internet sono diventati, a tutti gli effetti, un'arma nella guerra che da un mese infuria tra Israele e Hamas.

Nelle ultime settimane se ne sono già verificati tre. L'ultimo domenica scorsa, per una quindicina di ore. Quello del 27 ottobre era durato oltre il doppio del tempo, ben 34 ore. Un buio comunicativo totale, che ha oscurato le reti internet e ridotto al silenzio celle telefoniche e linee fisse. E così, per decine di ore, quello che accadeva nella Striscia - per definizione già difficile da osservare senza il contributo, fondamentale, degli inviati sul campo - è del tutto scomparso dagli occhi del resto del mondo.

La stessa Gaza, in un certo senso, è scomparsa per decine di ore. E con lei anche tutto ciò che accadeva all'interno dei suoi confini. NetBlocks, un'organizzazione che si occupa di giornalismo investigativo in ambito tecnologico, ha monitorato quegli eventi e ne ha dato notizia su X parlando di «un nuovo collasso nella connettività» nella Striscia «con un elevato impatto su Paltel, l'ultimo grande operatore che fornisce il servizio sul territorio». E quando il servizio è stato ripristinato, i livelli di connettività sono tuttavia rimasti a «livelli significativamente inferiori» rispetto a quelli precedenti al 7 ottobre.

Nel capitolo delle responsabilità per ora trovano spazio solo le ipotesi. Gli analisti non hanno potuto confermare che a innescare i blackout ci sia stata la mano di Israele. A favorire questo scenario sono però i contorni della vicenda. In primo luogo, la ripresa del servizio dopo l'interruzione esclude che la causa sia da ricercare nella distruzione di qualche infrastruttura; è invece ben più plausibile che qualcuno abbia "spento" tutto per poi riavviarlo. Secondariamente, ma non per importanza, il lungo blackout del 27 ottobre è avvenuto in concomitanza con un attacco di terra nella Striscia da parte delle Forze di difesa israeliane.

Quando il buio digitale inghiotte Gaza
In un dedalo di macerie come quello di Gaza, dove restano ancora circa 100mila persone da evacuare, il buio digitale è un inferno nell'inferno. Già quando funziona a pieno regime, la rete non è in grado di offrire un servizio di ultima generazione. I territori della Striscia devono ancora fare affidamento sulla rete 2G. Meglio, di poco, va in Cisgiordania, dove i servizi mobile possono contare su una connettività 3G. Tutti standard, tracciando un parallelo, praticamente obsoleti per noi. E se anche quel poco di rete si spegne, i civili intrappolati a Gaza non solo si ritrovano isolati dal mondo esterno, ma anche fra di loro. Nessuna possibilità quindi di poter chiamare aiuto o soccorsi. Né di avere informazioni in tempo reale, sui propri cari o sui (pochi) luoghi sicuri in cui trovare riparo.

È a tutti gli effetti un fattore di guerra psicologica, che appesantisce il già insostenibile fardello che la popolazione civile è obbligata a sopportare. E un allarme in tal senso lo ha lanciato anche il Commissario generale dell'Agenzia ONU per il soccorso e il lavoro per i rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente, Philipp Lazzarini. «I continui blackout nelle comunicazioni stanno aggravando la situazione di stress e di panico tra i civili», si legge in una dichiarazione datata allo scorso 4 novembre. Perché quel buio inghiotte tutto: parole, messaggi, informazioni. E a quel punto fuori resta solo il suono, martellante, delle esplosioni.

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