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PAESI BASSI
04.10.2021 - 20:500

Dose extra per gli immunodepressi e richiamo (forse) dopo sei mesi per tutti gli altri

L'Ema ha comunicato oggi le nuove raccomandazioni nella campagna vaccinale, tutte basate su dati scientifici

AMSTERDAM - Prima, seconda e adesso terza. È in arrivo il richiamo del vaccino per gli immunodepressi. L'Agenzia europea per i medicinali (Ema) ha inoltre confermato che a sei mesi di distanza della seconda inoculazione potrebbe essere possibile per alcune persone con un sistema immunitario sano sopra i 18 anni dover ricorrere a un terzo shot.

In Ticino 120 persone hanno già ricevuto la terza dose, questo su prescrizione medica in quanto si tratta di persone fragili. Ora l'Ema ne raccomanda la somministrazione in modo ufficiale in tutte quelle persone con un sistema immunitario compromesso, che possono essere pazienti con tumori, patologie pregresse che indeboliscono il corpo o che hanno subito dei trapianti. L'Agenzia ha esaminato diversi studi e i dati mostrano come una dose extra di BionTech, Pfizer o Moderna somministrato dopo almeno 28 giorni dalla seconda dose aumenti la capacità di produrre anticorpi contro il Covid-19. L'Ema si impegna a seguire le direttive di ulteriori studi a riguardo e di continuare a monitorare la situazione.

Le novità potrebbero arrivare anche per chi è tutto sommato sano, ovvero ha un sistema immunitario normale. Anche qui l'Agenzia ha esaminato diversi dati che mostrano come in alcuni casi le persone tra i 18 e i 55 anni potrebbero doversi sottoporre a una terza dose. Il richiamo potrebbe essere quindi preso in considerazione dopo almeno sei mesi dalla seconda inoculazione, se necessario.

L'Ema tiene a precisare che tra richiamo e dose extra c'è molta differenza. Il primo è come il classico vaccino che viene inoculato a una certa distanza di tempo, come succede nel caso dell'influenza classica, piuttosto che l'epatite B, che di norma prevede tre dosi. La extra è invece uno shot che va a rafforzare le prime due nei pazienti fragili così da avvicinarsi il più possibile alla protezione di chi è di base sano.

In un comunicato rilasciato oggi l'Agenzia scrive che «a livello nazionale, gli organismi di sanità pubblica possono emettere raccomandazioni ufficiali sull'uso delle dosi di richiamo, tenendo conto dei dati di efficacia emergenti e dei dati di sicurezza limitati. Il rischio di condizioni cardiache infiammatorie o altri effetti collaterali molto rari dopo un richiamo non è noto e viene attentamente monitorato».

L’implementazione di ulteriori dosi è prerogativa dei gruppi consultivi tecnici nazionali. Ciò vuol dire che gli stati singoli «sono nella posizione migliore per tenere conto delle condizioni locali, compresa la diffusione del virus, la disponibilità di vaccini e le capacità dei sistemi sanitari nazionali».

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