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MONDO
24.04.2021 - 21:390

Allarme pinguino imperatore

Metà della popolazione che vive in Antartide potrebbe avere i giorni contati a causa del cambiamento climatico.

Nella Giornata Mondiale del pinguino il WWF lancia un grido d'allarme: «Questa specie dipende dal ghiaccio marino stabile, soprattutto durante il periodo riproduttivo. Una sua riduzione provocato dall'aumento delle temperature sarebbe catastrofica».

ROMA - Ricorre domani, 25 aprile, la Giornata Mondiale del pinguino, e per l'occasione il Wwf richiama l'attenzione sul rischio che si possa «perdere la metà delle popolazioni di pinguino imperatore in Antartide se l'aumento delle temperature non verrà tenuto sotto 1,5 gradi centigradi».

La Giornata mondiale è stata istituita per «sensibilizzare l'opinione pubblica sulle minacce che corrono questi uccelli a causa del riscaldamento globale e delle attività umane» ricorda l'associazione ambientalista, impegnata in prima linea per la salvaguardia dell'Antartide e del pinguino imperatore. "Il pinguino imperatore, la specie più grande di pinguino sul pianeta - spiega il Wwf - è considerato "quasi minacciato" nelle Liste Rosse della Iucn (Unione internazionale per la conservazione della natura) ma oggi il rischio è di veder peggiorare rapidamente il suo status di conservazione.

Questo l'allarme - ricorda l'ong - è stato lanciato da un recente studio internazionale, pubblicato nel marzo 2021 sulla rivista 'Geophysical Research Letters' nel quale i modelli mostrano come l'aumento degli eventi e dell'intensità di pioggia in molte aree dell'Antartide possa accelerare la ritirata dei ghiacciai» ed «entro la fine del secolo i modelli prevedono un aumento del 240% delle precipitazioni liquide. L'aumento della quantità di pioggia, causato dall'aumento medio delle temperature, può avere gravi ripercussioni sulla fauna e sugli ecosistemi dell'Antartide, e anche sulla conservazione del pinguino imperatore. Questa specie infatti dipende dal ghiaccio marino stabile, soprattutto durante il periodo riproduttivo». La riduzione del ghiaccio, prosegue il Wwf, può portare anche a un precoce allontanamento dalle aree di riproduzione dei giovani pinguini, costretti ad andare in mare quando non ancora pronti, e dunque può condurre a un aumento della mortalità in età giovanile, con serie ripercussioni sulle popolazioni».

Se l'aumento medio delle temperature non verrà mantenuto sotto 1,5 gradi rispetto al periodo pre-industriale, i ricercatori stimano che potremmo perdere fino al 50% delle colonie di pinguini imperatore oggi presenti in Antartide.

Commenti
 
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Peter Parker 3 mesi fa su tio
Ma l‘obiettivo di mantenere l‘innalzamento delle temperature entro i 1.5 gradi rispetto al periodo pre-industriale, non è lo slogan dei sostenitori dell‘accordo di Parigi? C’era l‘articolo l‘altro giorno su quanto China Biden avesse convinto i leader di mezzo mondo ad impegnarsi per raggiungere gli obiettivi prefissati (dal 2016, nessun obiettivo raggiunto, anzi neanche di poco...). Che poi l‘accordo di Parigi prevede 0 emissioni di gas serra a partire dal 2050-60, questo appunto per quei famosi 1.5 gradi da non superare. E quindi si può concludere che questi pinguini imperatori almeno 40 anni ancora c’è li hanno... Ditelo che avete cominciato anche voi con il bombardamento mediatico costante sul cambiamento climatico.
tartux 3 mesi fa su tio
@Peter Parker L'axxordo di parigi sotto la forma attuale non riuscirà minimamente a raggiungere gli obiettivi prefissati, il pianeta si é gia riscaldato di 1 grado con un'accellerazione negli ultimi 20anni. Bisogna considerare che poi localmente ceete regioni si caldano di più (la svizzera ha visto un aume to di 2 gradi in 150 anni). Il bombardamento mediatico é d'obbligp.vistp che son 80anni che si parla dell'impatto dei gas serra e si é ancora fatto poco o nulla.
Peter Parker 3 mesi fa su tio
@tartux Vero, l‘accordo così come è una buffonata e presa in giro. Infatti si tratta di un accordo basato su promesse di intenti, da qui ai prossimi 40 anni... tra l’altro senza conseguenze per i Paesi che non rispetteranno quanto promesso. Il bombardamento mediatico non è affatto d‘obbligo, sarebbe meglio un informazione corretta e non catastrofista. Sono 80 anni che gli esperti ci dicono che c’è una catastrofe domani. E‘ giusto fare tutto il possibile per limitare le emissioni dannose, ma non con un approccio da isteriche ed irrealistiche politiche climatiche.
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