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Greta Thunberg non parteciperà alla Cop26, per protestare contro le disparità nelle consegne dei vaccini anti-Covid.
REGNO UNITO
09.04.2021 - 19:420

Poche dosi ai Paesi poveri, Greta: «Non vado alla Cop26»

La decisione dell'attivista ambientale potrebbe essere un duro colpo per la conferenza dell'Onu sul clima

GLASGOW - Troppa disparità di accesso ai vaccini nel mondo, che non consente una equa partecipazione neanche agli appuntamenti internazionali. Per questo la giovane attivista svedese Greta Thunberg ha deciso di non partecipare alla Cop26, la conferenza dell'Onu sul clima in programma a novembre a Glasgow co-organizzata da Regno Unito e Italia.

E ha chiesto a Londra di posticipare l'atteso summit (ancora una volta, visto che la pandemia ha già costretto a un primo rinvio), fino a quando tutti i Paesi coinvolti non potranno parteciparvi «alle stesse condizioni».

Vaccini, uno «squilibrio scioccante»

Continua così la sua protesta Greta, mettendo in evidenza le mancanze di una comunità internazionale sbilanciata a favore dei paesi più ricchi anche sul fronte della lotta al Covid. E in questo proprio oggi trova la sponda dell'Organizzazione Mondiale della Sanità che denuncia lo «squilibrio scioccante» nella distribuzione dei vaccini nel mondo, riconoscendo che la maggior parte dei Paesi non dispone di dosi sufficienti per coprire i gruppi a rischio. «In media nei Paesi ad alto reddito, quasi una persona su quattro ha ricevuto il vaccino» ha detto il direttore generale dell'Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus «nei Paesi a basso reddito, è uno su più di 500».

Parlando con la Afp, Greta aveva spiegato: «Certamente mi piacerebbe partecipare alla Cop26. Ma non fino a quando tutti possano farlo alle stesse condizioni», lasciando comunque uno spiraglio nell'eventualità le cose dovessero cambiare entro l'autunno. E sottolineando quindi il livello altamente simbolico di questo suo 'No', volto a spronare la comunità internazionale a fare di più e meglio.

Un colpo difficile da digerire

L'assenza della 18enne attivista sarebbe in effetti un colpo notevole al già provato 'destino' della Cop26, fermata dalla pandemia che pure tanto ha messo in evidenza la necessità di agire in maniera coordinata per preservare l'ambiente, con piani d'investimento 'verde' da più parti auspicati e promessi. E sarebbe un pesante monito di disfatta per quei capi di Stato e di Governo che proprio in nome di quelle nuove generazioni cui Greta ha dato voce e ha prestato il volto hanno dichiarato l'impegno per una ripartenza più equa e più green.

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