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CUBAIl vaccino è la luce in fondo al tunnel: l'esempio di Cuba

05.03.21 - 06:00
Franco Cavalli ci ha raccontato la situazione a Cuba, che sta realizzando il proprio siero anti-Covid
AFP / TiPress
Il vaccino è la luce in fondo al tunnel: l'esempio di Cuba
Franco Cavalli ci ha raccontato la situazione a Cuba, che sta realizzando il proprio siero anti-Covid
L'economia nazionale è afflitta da una forte crisi, e il vaccino permetterebbe di ripartire con il turismo estivo

LUGANO / L'AVANA - Mentre la maggior parte dei paesi sud e centroamericani si stanno accordando con l'estero per acquistare delle dosi di un vaccino anti-coronavirus, Cuba sta facendo passi avanti nella realizzazione del proprio siero, il Soberana 2.

I risultati dei primi test clinici sono «incoraggianti», secondo il dottor Vicente Vérez Bencomo, direttore dell'istituto Finlay dell'Avana, dove si lavora sul preparato. Il vaccino affronterà ora la fase 3 delle sperimentazioni, e il governo cubano spera di riuscire a vaccinare tutto il paese entro la fine dell'anno.

Ne abbiamo parlato con il dottor Franco Cavalli, presidente di mediCuba Europa e vicepresidente di mediCuba Svizzera, associazione a sostegno del sistema sanitario cubano.

Come procede la realizzazione del vaccino cubano? 
«A Cuba stanno sviluppando quattro vaccini, ma il principale e il più avanzato è il "Soberana 2", che dopo aver superato con risultati molto buoni le prime due fasi è adesso nella terza (quella in cui metà delle persone vengono vaccinate, metà riceve il placebo). Il "problema" è che a Cuba hanno pochi casi, e per questo stanno collaborando con l'Istituto Pasteur di Teheran, in Iran: dove verrà svolta la sperimentazione. D'altronde Cuba ha buoni rapporti con l'Iran, e i costi sono sicuramente inferiori rispetto a farlo in Brasile o Messico, ad esempio. I cubani sono fiduciosi di avere qualche risultato entro metà aprile e quindi cominciare abbastanza presto a vaccinare la popolazione».

Che tipo di vaccino è il Soberana 2?
«Ci sono almeno quattro tecnologie diverse che concernono i vaccini: la tecnologia mRNA, quella usata da Pfizer e Moderna, che ha il vantaggio della rapidità. Però anche lo svantaggio che la conservazione è più complicata (a basse temperature) e anche che la produzione costa maggiormente. Inoltre, non si sa ancora bene quanto tempo duri la protezione, visto che è una tecnologia che non è mai stata usata prima. Il Soberana 2 è stato invece realizzato con la tecnologia dei pezzi di proteina, quella più tradizionale, la stessa usata da AstraZeneca. Poi c'è quella usata dai russi, per lo Sputnik V, che hanno utilizzato dei virus non pericolosi nei quali hanno inserito delle parti del coronavirus (è il vaccino con il quale la protezione dura probabilmente di più), e infine quella usata dalla Cina, dove il virus viene indebolito al punto tale da non poter più produrre la malattia, per esempio come nella vaccinazione della poliomielite».

Perché Cuba ha iniziato la produzione di ben quattro vaccini?
«Avevano cominciato con il Soberana 1, ma poi hanno visto che potenziandolo e migliorandolo in una certa maniera sarebbe riuscito meglio, ed è stato così sviluppato il Soberana 2, e il primo l'hanno lasciato cadere. L'idea dietro al terzo, invece, è che dovrebbe essere usato come spray nasale, magari nelle popolazioni dove è più difficile fare la vaccinazione classica. Il quarto è ancora in fase di laboratorio, ma lo stanno sviluppando come possibile nuovo vaccino se ci fossero delle mutazioni importanti».

Cosa ha spinto Cuba a voler realizzare un vaccino proprio?
«Cuba ha una lunga tradizione nella produzione dei vaccini, ha un'industria biotecnologica molto sviluppata e ha un notevole know-how. Nel polo di ricerca all'Avana ci sono una ventina d'istituti dove lavorano quasi ventimila persone. Ad esempio, Cuba è stato il primo paese a sviluppare un vaccino contro il meningococco B (principale agente patogeno che provoca la meningite). Inoltre, sapendo che non potrà comprare molti vaccini (visto che nei principali candidati è coinvolta la tecnologica statunitense e a causa del blocco economico non possono acquistarla), e avendo a disposizione la loro tecnologia e capacità hanno deciso di produrlo da sé, per vaccinare "gratuitamente" la popolazione e poi per esportarlo e venderlo a tutta una serie di paesi nel sud del mondo, con cui Cuba ha molti rapporti economici».

Però così ci vorrà molto tempo. Non c'è del malcontento tra la popolazione, nel vedere che nel resto del mondo si procede con le campagne di vaccinazione?
«Nei paesi del sud del mondo di vaccinazioni se ne sono state fatte molte poche per il momento, e i cubani guardano i paesi simili a loro, come ad esempio i vicini del Messico o la Rep. Dominicana, dove le vaccinazioni (a parte alcuni casi come il Cile) sono state poche se non nulle. Bisogna poi dire che escludendo un aumento nell'ultimo mese - in seguito a una riapertura - i contagi sono sempre stati piuttosto bassi. A Novembre, quando sono stato a Cuba, il Paese aveva avuto 138 morti per Covid, 100 volte meno del Belgio che ha la stessa popolazione (ora ne ha 322, ndr.). Perciò, la necessità di vaccinarsi rapidamente - almeno fino a poco fa - la popolazione la sentiva meno. Comunque, questo dato ha l'altra faccia della medaglia...»

Si tratta dell'economia?
«Esatto, Cuba sta vivendo una grossa crisi economica. L'entrata principale, che è il turismo, è al momento a zero. La speranza viene riposta nel turismo estivo, ma per averlo devono avanzare con la vaccinazione, e per questo si comincia a sentire la necessità di procedere. Secondo me è possibile che a metà aprile faranno un po' come fatto in Russia, che hanno iniziato a vaccinare prima di avere i risultati finali. La situazione è poi esacerbata dal fatto che la seconda maggiore entrata dei cubani, ovvero i soldi provenienti da parenti negli Stati Uniti, è stata bloccata completamente da Donald Trump, quindi oltre al vaccino, i cubani sperano ora che Biden allenti queste misure».

Il Governo ha detto di voler vaccinare tutti entro la fine dell'anno, pensa che sia un traguardo plausibile?
«Sì, io penso che riusciranno a vaccinare tutti. Il punto debole della catena è forse la capacità di produrre tante dosi, visto che ne serviranno milioni e non un numero limitato (vogliono produrre anche per l'esportazione). In questo senso la mia impressione è che abbiano dei contratti di produzione con la Cina, ma questa è una mia supposizione». 

COMMENTI
 
egi47 1 anno fa su tio
Anche la Svizzera se aprissero gli occhi potrebbe farlo. Assurdo che i vaccini fatti da noi alla Lonza debbano essere imbarcati per andare a Madrid per proseguire a Bruxelles e poi le briciole tornano in Svizzera. Fatevi furbi e svegliatevi.
Ro 1 anno fa su tio
Povero Occidente guarda e impara.
pillola rossa 1 anno fa su tio
"Il problema è che a Cuba hanno pochi casi..." e hai detto tutto!
Gio58 1 anno fa su tio
Accidenti, a Cuba hanno pochi casi. È proprio un vero problema.
Boh! 1 anno fa su tio
... e quindi?
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