keystone-sda.ch / STR (Edmar Barros)
MONDO
22.01.2021 - 12:180
Aggiornamento : 14:06

Varianti che provano a «nascondersi» dagli anticorpi

Le mutazioni provenienti da Sudafrica e Brasile sotto la lente degli esperti: «Sequenziare il più possibile»

OXFORD / ROMA - Non più letali, ma più contagiose. Le varianti di SARS-CoV-2 sono le indesiderate protagoniste di questa fase della pandemia di Covid-19. E l'allarme da parte delle autorità sanitarie di tutto il mondo non è dovuto solo alla maggiore contagiosità di queste mutazioni, ma anche alla preoccupazione che fra queste ve ne sia una capace di aggirare le nostre barriere di difesa contro il virus.

Se per la cosiddetta variante "inglese" il vaccino sviluppato da Pfizer/BioNTech ha confermato la propria efficacia anche in laboratorio, restano invece ancora dubbi per quanto concerne le mutazioni provenienti dal Sudafrica e dal Brasile. E non si parla solo di vaccini - che, come ormai noto, possono essere aggiornati nel giro di alcune settimane - ma della possibilità che siano in grado di aggirare gli anticorpi, provocando nuove infezioni in chi ha già contratto il coronavirus in precedenza.

A scriverlo è la rivista Science, citando l'esempio di Manaus - che in dicembre ha registrato un forte incremento dei casi - e rilanciando l'appello formulato dagli esperti riuniti dall'Oms lo scorso 14 gennaio per un maggiore sforzo nel tracciare e sequenziare il virus. Un fattore fondamentale per capire come stia mutando.

Si alza l'asticella per l'immunità
Per il momento resta tuttavia difficile stabilire in che modo queste varianti stiano influenzando l'andamento attuale della pandemia. Tra le certezze sembra invece esserci il fatto che l'asticella per l'immunità collettiva si stia alzando. «Il virus sta cambiando: stanno nascendo varianti che hanno una maggiore trasmissibilità e si nascondono al sistema immunitario», ha detto l'immunologa italiana Antonella Viola ai microfoni di Piazzapulita (sul canale LA7) spiegando che con le varianti e «utilizzando vaccini che non hanno efficacia molto vicina al 100% sarà impossibile raggiungere» un'immunità collettiva come popolazione.

La priorità, ha quindi sottolineato l'immunologa dell'Università di Padova, sta nel distribuire i vaccini il più velocemente possibile. E per farlo, ha sottolineato, serve trovare accordi con le aziende farmaceutiche che producono i vaccini - Moderna e Pfizer in primis - per iniziare a produrre localmente su licenza i preparati.

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