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ITALIA
16.05.2020 - 20:530
Aggiornamento : 21:09

L'Italia nella fase 2: «Rischio calcolato e si potrà richiudere»

Da 3 giugno possibili gli spostamenti tra regioni e riaprono i confini, se la curva di contagi rimane sotto controllo.

Possibile un passo indietro se la situazione epidemiologica peggiora, così come l’istituzione di «zone rosse»

«Le misure della fase 1 hanno prodotto i risultati attesi, quindi si può ripartire, con fiducia e senso di responsabilità». A dirlo è il premier Giuseppe Conte in conferenza stampa a Palazzo Chigi, la prima dopo tanto tempo con i giornalisti presenti fisicamente.

Da lunedì 18 maggio riaprono i negozi di vendita al dettaglio, ristoranti, bar, pub, parrucchieri e centri estetici. Stessa cosa vale per gli stabilimenti balneari. Riprendono anche le celebrazioni liturgiche, rispettando le misure anti-contagio, e gli allentamenti degli sport di squadra, calcio compreso. Spariscono le autocertificazioni, necessarie solo per gli spostamenti tra Regioni (limitati fino al 3 giugno per emergenze).

Dal 25 maggio riapriranno palestre, piscine, centri sportivi. Dal 15 giugno teatri e cinema. E per i bambini ripartiranno le offerte a carattere ludico-ricreativo.

3 giugno per le frontiere - Il 3 giugno, oltre allo spostamento tra Regioni che diventerà possibile, è prevista la riapertura delle frontiere, come anticipato nel corso della giornata di oggi (non è noto cosa comporterà per gli svizzeri). «Questo getterà le premesse per una ripresa del turismo - ha detto il premier italiano -. Le Regioni dovranno assicurarsi che le curve epidemiologiche rimangano sotto controllo e che i protocolli di sicurezza siano rispettati». Sarà possibile recarsi in Italia senza la quarantena preventiva di due settimane.

«Servirà cautela e attenzione - ha aggiunto Conte -, in particolare in Lombardia che si trova nella zona di rischio medio. Riapriamo con gradualità e prudenza».

Nel caso di un peggioramento della situazione epidemiologica, il Governo potrà decidere la reintroduzione di provvedimenti restrittivi e anche l’istituzione di «zone rosse» per impedire nuovi focolai. «Se la curva epidemiologica cambia, siamo pronto a intervenire».

Il caso Lombardia - «Non si gioca in una fase del genere, di emergenza. Noi abbiamo valutato tutti i parametri - ha spiegato il premier italiano interpellato da un giornalista sulla reale situazione -. In questo momento la Lombardia è tra quelle regioni che stanno affrontando una prova più difficile rispetto alle altre. Confido nella responsabilità, nell'auto-protezione. Il distanziamento sociale resta importantissimo, così come avere sempre con sé la mascherina. In questo momento non abbiamo motivi per dire alla Lombardia "non aprire". Quindi la Lombardia può decidere di aprire, come ogni regione. Possono introdurre misure ampliative o restrittive».

I dati - Sale oggi in Italia di 153 unità il bilancio delle vittime del coronavirus, portando il totale a 31'763. Lo rivelano gli ultimi dati aggiornati della Protezione civile, secondo cui i contagiati sono 224'760, cioè 875 in più nelle ultime 24 ore. I pazienti in terapia intensiva sono 775 (33 in meno), mentre quelli ricoverati con sintomi sono 10'400 (-392). Il numero di persone attualmente malate è di 70'187, con una diminuzione di 1'883 positivi rispetto a ieri. Il totale dei guariti è invece di 122'810 (+2605).

(il decreto rilancio sarà pubblicato domani sulla Gazzetta Ufficiale italiana)

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