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FRANCIA / MONDO
18.04.2020 - 11:100

Il ritorno sui banchi di scuola, tra dubbi e perplessità

«Sembra che i bambini espellano meno virus, a differenza di quanto succede con l'influenza» spiegano gli esperti.

La ripresa delle lezioni può essere accompagnata da misure di distanziamento sociale e dall'uso di mascherine per insegnanti e/o studenti.

Fonte Olivier Thibault, AFP
elaborata da Jenny Covelli
Giornalista

Nelle prossime settimane, la riapertura delle scuole segnerà la fine del confinamento in diversi paesi europei. Mentre l'epidemia di Covid-19 sembra ancora lontana dal declino, le autorità hanno dovuto misurare il rischio basandosi sul parere degli esperti.

Gli istituti scolastici riapriranno gradualmente, a partire dall'11 maggio in Francia e Svizzera, il 4 maggio in Germania, il 27 aprile in Norvegia. Sono già aperti in Danimarca. Quali sono i rischi per i bambini e gli insegnanti? Quali sono i pericoli della diffusione della SARS-Cov-2 nelle scuole? C'è il rischio che la ripresa della scolarizzazione possa far ripartire l'epidemia prima del periodo estivo?

Quando vengono annunciati, i decessi di bambini affetti dal coronavirus SARS-CoV-2 colpiscono profondamente l'opinione pubblica. Ma i casi rimangono estremamente rari. In Francia ci sono stati due morti di minori legati a Covid-19: una ragazza di 16 anni e un bambino sotto i 10 anni.

Bambini poco colpiti - L'epidemiologo Antoine Flahault, direttore dell'Istituto di sanità dell'Università di Ginevra, ha ammesso parlando con l'AFP che non si sa come mai i bambini hanno sintomi lievi e solo raramente vengono ricoverati. Vengono avanzate diverse ipotesi, che ruotano attorno alla risposta immunitaria.

Il rischio per i giovani di ammalarsi gravemente, ritornando nelle aule e nei parchi giochi, sembra quindi basso. Meno chiari sono i dati sulla capacità dei bambini con pochi o nessun sintomo di trasmettere il virus alle loro famiglie o agli insegnanti. Una delle ragioni è la difficoltà a studiare la capacità di trasmissione di soggetti asintomatici.

«La quantità di virus nei bambini non è probabilmente così alta come negli adulti», ha sottolineato mercoledì il prof. Jean-François Delfraissy, presidente del Consiglio scientifico di Covid-19, che consiglia il governo francese sull'epidemia. «Mancano i dati».

Controsenso - «Contrariamente a quanto avviene con l'influenza, dove i bambini sono i principali trasmettitori, sembra che nel caso di coronavirus espellano meno virus», secondo il Prof. Odile Launay, specialista in malattie infettive all'ospedale di Cochin a Parigi. Tenere le scuole chiuse e permettere agli adulti di tornare al lavoro «sarebbe una sciocchezza in termini di organizzazione familiare e di salute pubblica», dice dal canto suo il professor Flahault. «Il rischio è che i bambini siano accuditi dai nonni e noi non vogliamo che i nonni siano in contatto con i loro nipoti», ricorda lo specialista della salute pubblica.

I dati dell'Islanda - Il più grande screening a livello nazionale effettuato fino ad oggi, in Islanda, tende a confermare che i bambini hanno un ruolo minimo nella trasmissione. In una delle campagne a campione effettuate sull'isola, nessun bambino di età inferiore ai 10 anni è risultato positivo.

Ritorno a scuola, ma... - La ripresa delle lezioni può essere accompagnata da misure di distanziamento sociale e dall'uso di mascherine per insegnanti e/o studenti, o anche dal diritto di rifiuto per coloro che si sentono più a rischio, dice il professor Flahault. Il ritorno a scuola avrà effetti benefici «in termini di alimentazione e di accesso all'istruzione per i bambini provenienti da ambienti svantaggiati», sostiene.

Rischio di nuovi contagi - Se i bambini diffondono poco il virus, non sono i momenti di ricreazione da temere ma l'entrata e l'uscita dalle classi, secondo il pediatra e specialista di malattie infettive Robert Cohen. «Arrivi e partenze da scuola sono orari in cui gli adulti si incontrano. È forse quello che gioca un ruolo nel diffondersi dell'epidemia molto più dei bambini stessi», ha detto mercoledì su France Info. «Bisogna sapere quel che si vuole. Se non riapriamo le scuole, non possiamo permettere alla gente di tornare a lavorare. Deconfinare non significa che avremo zero casi durante l'estate. Permetteremo alla vita sociale ed economica di riconquistare alcuni dei suoi diritti e speriamo di controllare la situazione in modo che gli ospedali non siano intasati», aggiunge il professor Flahault.

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