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CANTONEAtti sessuali con il figliastro 14enne: condannato, ma scarcerato

10.06.24 - 15:13
Il 40enne è stato ritenuto colpevole, ma la sua pena è stata sospesa con la condizionale. È quindi, da subito, libero.
Tipress (simbolica)
Atti sessuali con il figliastro 14enne: condannato, ma scarcerato
Il 40enne è stato ritenuto colpevole, ma la sua pena è stata sospesa con la condizionale. È quindi, da subito, libero.

LUGANO - «L'indizio della macchia nelle parti intime è per la Corte stato determinante. Essendo molto piccola, è un particolare che può essere stato visto solo da vicino». È con queste parole che il giudice Mauro Ermani ha annunciato la condanna del 40enne croato accusato di aver compiuto vari atti sessuali con il figlio della sua compagna, allora 14enne.

Scarcerazione immediata - L'uomo è stato giudicato colpevole di ripetuti atti sessuali con un fanciullo, ma la Corte ha ritenuto adeguata una pena detentiva di un anno e un mese sospesa con la condizionale per un periodo di due anni. L'imputato verrà perciò immediatamente scarcerato.

Il convincimento emerso con l'indizio della macchia «è stato confermato indirettamente anche dalle ricerche che l'uomo ha fatto online (inserendo parole chiave che rimandano a contenuti pornografici incestuosi ndr.), immaginando il figlio della compagna», spiega Ermani. E anche i precedenti del croato, o meglio i suoi postcedenti, hanno pesato nel portare la Corte a una condanna.

«Lui ha preso l'iniziativa» - Il giudice afferma però che «effettivamente è stato il 14enne a prendere l'iniziativa negli atti e che quest'ultimo era già giunto a maturità sessuale. La colpa dell'imputato non è dunque particolarmente grave, anche tenuto conto della distanza temporale dai fatti», avvenuti nel Bellinzonese tra il 2011 e il 2012.

«È comunque chiaro che lei doveva astenersi», sottolinea Ermani rivolgendosi al 40enne, «e il fatto che lei fosse il patrigno aggrava la sua colpa».

Nessun risarcimento - La Corte ha infine deciso di non concedere un'indennità per torto morale alla vittima, proprio perché, per propria ammissione, è stato il ragazzino a prendere l'iniziativa nel primo atto sessuale. L'accusatore privato viene così rimandato al foro civile.

La pubblica accusa, lo ricordiamo, aveva chiesto una condanna a tre anni di detenzione, di cui almeno dieci mesi da scontare. La difesa, dal canto suo, aveva chiesto il proscioglimento e l'immediata scarcerazione dell'imputato.

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