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LUGANO
06.09.2019 - 17:070
Aggiornamento : 18:00

Abusò della figliastra: condannato a quattro anni

Per la giudice delle Assise criminali il sessantenne è colpevole di ripetuti atti sessuali con fanciulli. La coercizione invece ci fu, ma solo nel primo dei quattordici episodi appurati

LUGANO - «Non vi è dubbio che si sia in presenza, anche per gli accarezzamenti, di atti sessuali. Gli episodi sono almeno quattordici. Il primo il 21 novembre 2016», così la giudice Francesca Verda Chiocchetti dando lettura oggi della sentenza. Che sarebbe finita in condanna era scontato, e condanna è stata: «Quattro anni di pena detentiva e trattamento ambulatoriale» ha stabilito la presidente della Corte delle Assise criminali (affiancata dai giudici Aurelio Facchi e Brenno Martignoni Polti).

L’uomo, un ticinese 60enne, aveva ammesso la quasi totalità degli episodi ricostruiti nell’atto d’accusa dal procuratore pubblico Nicola Respini. Quasi sempre la stessa la scena: l’uomo da solo in casa con la giovane, la moglie e l’altra sorella assenti, la tv accesa e le mani che finivano inesorabilmente sulle parti intime della minorenne. La battaglia legale in aula è ruotata allora essenzialmente attorno al reato di coazione sessuale, che l’avvocato difensore Chiara Buzzi chiedeva di stralciare. Ma anche sul fatto che la vittima dormisse quando, in un'occasione, l’adulto la costrinse a un rapporto sessuale completo. E infine sulla quantificazione della pena: l’accusa aveva chiesto 6 anni e mezzo; la difesa una condanna ben inferiore. Tenuto anche conto della lieve scemata responsabilità del patrigno.

La minorenne era sveglia o dormiva mentre l’adulto si congiungeva carnalmente con lei? «La corte è convinta che la vittima stesse dormendo» ha detto la giudice confermando l’atto d’accusa. La coazione invece è stata solo in parte confermata. «Ma solo in occasione del primo episodio, quando la vittima ha mostrato una sorpresa evidente. L’imputato ha approfittato dell’effetto sorpresa per effettuare gli atti con la vittima incapace di reagire» ha aggiunto il magistrato. Prosciolto invece dalla coazione per gli altri atti, ovvero di aver voluto creare una situazione di coercizione sfruttando il suo ruolo di capofamiglia.

«La colpa - ha spiegato la giudice - è stata definita dalla Corte medio-grave. La ripetitività degli abusi è stata un crescendo nelle modalità. L’imputato ha agito senza scupoli, vedendo nella vittima un semplice oggetto sessuale. Non esitando a congiungersi con lei quando stava dormendo». Il danno causato dal sessantenne alla ragazza «è grande. Non c’è stata presa di coscienza da parte dell’imputato. Nemmeno i tentativi di suicidio fanno propendere per la stessa». «Sconcertanti - ha proseguito - poi le sue intenzioni manifestati in aula, quando ha detto che si vede in futuro ancora vivere con le figlie se saranno d'accordo». A suo favore, invece, «c’è l’ampia collaborazione manifestata durante l’inchiesta. E va tenuto conto anche della sua lieve scemata responsabilità». La sua è una storia con risvolti in chiaro-scuro. Tra il peggio, la giudice ha citato, gli atti sessuali inflitti negli anni novanta al nipote: «una penosa realtà sommersa». La giudice ha lodato invece il comportamento dell’amico della vittima che, ricevuta la confidenza, non ha taciuto, ma ha permesso che la brutta storia emergesse.

 

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