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LUGANO
04.09.2019 - 15:220

«Ero geloso della relazione che aveva con quel ragazzo»

L’uomo a processo per aver compiuto atti sessuali con la figliastra minorenne parla dei legami con la vittima

LUGANO - «Facevo il mammo. Portavo le figlie di mia moglie a scuola, preparavo loro la cena. Discutevo io con i docenti perché la mia consorte non parlava bene italiano». In altri termini era il referente delle due minorenni. È ricominciato con una puntigliosa messa a fuoco sui legami tra l’imputato e le donne di casa, il processo che vede un 60enne ticinese alla sbarra per aver ripetute volte compiuto, e costretto a compiere, atti sessuali con una delle due ragazze minorenni tra il 2016 e il 2018, fino al momento in cui l’abuso domestico è stato scoperto.

«Avevano fiducia in me e sapevano che in caso di bisogno potevano contare su di me». Dalle difficoltà iniziali, quando le due figlie della moglie avevano iniziato a vivere sotto lo stesso tetto, i rapporti si erano appianati. La giudice Francesca Verda Chiocchetti dirige l’interrogatorio su questi aspetti. Chi era lei per le due ragazze? «La maggiore mi vedeva come una figura genitoriale. La minore (la vittima, ndr) come il marito di sua mamma» dice l’imputato. Come un amico? «Non so se si possa dire così. Piuttosto come la persona che si occupava di lei». Lei sapeva di essere un punto di riferimento per le ragazze? «Sì, lo sapevo».

Lui, visto che la moglie era spesso assente per lavoro, lasciava fare o non fare nel ménage di casa. E il patrigno aveva gradualmente conquistato la loro “fiducia”. Mal riposta. L’armonia, se mai c’è stata, si spezza durante una pausa del mezzogiorno del novembre 2016. L’uomo è solo in casa con la figliastra. Entrambi sdraiati sul divano in salotto. È la prima volta che la tocca nelle parti intime.

Quando ci sono stati gli atti sessuali con la minorenne, chiede la giudice, le dava dei regalini? «No» risponde l’imputato. Di cosa parlavate? L’uomo tentenna (spesso durante l’interrogatorio si volta verso l’avvocato difensore Chiara Buzzi cercando un cenno d’assenso) e confusamente risponde: «Del cellulare che crea problemi nei rapporti famigliari». Durante l’inchiesta ha però riferito che la ragazza non si confidava nemmeno con la madre e con la sorella. 

Il 21 agosto 2018 l’uomo manda un messaggio sul telefonino della giovane: «Non mi ricordo più cosa le ho scritto» dice. Ma la ragazza, durante l’inchiesta, ha riferito: «Mi ha scritto che sarebbe stato geloso di ogni persona di cui fossi innamorata». E allora l’uomo ammette: «Le ho scritto questo messaggio perché lei si confidava con questo suo amico. Ero geloso del loro rapporto» dice un po’ confusamente l’uomo. Della relazione viene a conoscenza nella primavera dello scorso anno.

L’imputato nega di aver visto in questo confidente un pericolo. Ossia che la verità degli abusi venisse a galla. Parla invece di gelosia, perché la relazione col giovane non poteva coesistere con gli atti che lui infliggeva alla minorenne: «Non potevano coesistere» dice. 

 «Sono sollevato perché non mi ha denunciato per vendetta. Ossia perché ho parlato di questo ragazzo con mia moglie» ma anche questa ricostruzione dell'accaduto appare confusa. E le affermazioni in aula non si conciliano con quanto dichiarato agli inquirenti.

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