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CEVIO

Riali stracolmi d'acqua, rustici travolti dal fango

Un piccolo nucleo della Valle Bavona finisce sottosopra a causa del maltempo. Germano Mattei, coordinatore di Montagna Viva: «Il Cantone intervenga»
Foto Germano Mattei
Riali stracolmi d'acqua, rustici travolti dal fango
Un piccolo nucleo della Valle Bavona finisce sottosopra a causa del maltempo. Germano Mattei, coordinatore di Montagna Viva: «Il Cantone intervenga»
CEVIO – Negli scorsi giorni ne è scesa parecchia, di acqua, dai cieli dell’alta Vallemaggia, in particolare in Valle Bavona. A tal punto da riuscire a formare, lungo i numerosi riali della zona, delle dighe naturali che sono in seg...

CEVIO – Negli scorsi giorni ne è scesa parecchia, di acqua, dai cieli dell’alta Vallemaggia, in particolare in Valle Bavona. A tal punto da riuscire a formare, lungo i numerosi riali della zona, delle dighe naturali che sono in seguito letteralmente esplose, travolgendo il piccolo nucleo della terra della Bolla (in territorio di Cevio). Fango e detriti hanno travolto alcuni rustici. «La gestione dei riali non funziona – accusa Germano Mattei, coordinatore del movimento Montagna Viva –. Il Cantone intervenga. E riprenda a fare una manutenzione mirata come faceva in precedenza».

Una terra storica – Per un raggio di oltre mezzo chilometro la terra della Bolla, storico luogo citato anche nel “Fondo del sacco” di Plinio Martini, è quasi tutta sotto il fango. Da parte a un rustico, un uomo se ne sta accanto ai suoi attrezzi sommersi dalla sabbia, con la testa tra le mani, affranto.

Amaro in bocca – «Sono scene che lasciano l’amaro in bocca – ribadisce Mattei –. Il mio obiettivo è di dare voce a queste persone. E di fare in modo che qualcuno si accorga di quanto è accaduto. Certo, stiamo parlando di 4 o 5 case. Ma fanno parte della nostra storia rurale, rappresentano un patrimonio da tutelare».

L’ipotesi – Cosa è accaduto realmente in Valle Bavona? Lo si può intuire abbastanza facilmente. «Probabilmente a monte devono essere caduti diversi rami o tronchi nei riali – ipotizza Mattei –. Si sono formate delle dighe naturali che in seguito sono “scoppiate”, facendo riversare a valle tutti i detriti».

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