«Fare musica? È un atto politico nella sua interezza»

Un nome in chiaroscuro, Infesta, e due ottimi album, l'ultimo dei quali è "Abisso Blu": Marco Guglielmetti è il nuovo ospite di TioTalk
Un nome in chiaroscuro, Infesta, e due ottimi album, l'ultimo dei quali è "Abisso Blu": Marco Guglielmetti è il nuovo ospite di TioTalk
SAVOSA - Un disco, "Abisso Blu", che arriva dopo una performance dal vivo che i presenti non hanno esitato a definire memorabile. Stiamo parlando di Infesta, il progetto solista che il musicista ticinese Marco Guglielmetti condivide con Matteo Simonin e che si segnala come qualcosa che tutti gli appassionati di musica ticinese dovrebbero seguire con attenzione.
Ne abbiamo parlato con Guglielmetti nel corso del nuovo episodio di TioTalk. La decisione di dare vita a Infesta è maturata lentamente e si è concretizzata con la nascita, nel 2024, di "Passerella", l'album di debutto. Ne è uscito un progetto «molto personale», nel quale le sonorità post-punk e new wave abbracciano la componente elettronica e l'uso dei sintetizzatori, in un lavoro di sottrazione che porta in primo piano l'esigenza espressiva e dà grande importanza ai testi. Se proprio vogliamo fare dei nomi, i New Order così come i CCCP e Giovanni Lindo Ferretti sono riferimenti che lo stesso Guglielmetti considera corretti.
L'approccio sonoro e le tematiche che troviamo in "Abisso Blu" erano le stesse già presenti in "Passerella", solo che le troviamo maturate e approfondite. «Vedo un bell'arco poetico tra i due lavori», aggiunge. Dicevamo dei testi: sono incisivi (merito anche della efficace reiterazione di alcuni versi, specialmente nei ritornelli), impegnati e ironici. Politici, senza essere schierati come nella tradizione - oggi un po' desueta - del musicista engagé. «Per me fare musica è un atto politico nella sua interezza. Quindi nella maniera in cui ti poni come musicista e soprattutto nei testi. Quindi c'è una serie di messaggi che voglio far passare».
Si accennava prima al concerto conclusivo della Residenza musicale al Foce di Lugano. Ma in cosa consiste questa opportunità, che viene riservata ogni anno a un numero ristrettissimo di artisti locali? «Si ha il privilegio di dedicarsi totalmente alla musica per tutto il giorno. Si può andare a suonare dalle otto di mattina o fino a tardi la sera. Si ricevono materialmente le chiavi dello Studio Foce, si fa un setup base per avere un buon suono in sala e poi, per quattro giorni, si fa ciò che si vuole. Ogni artista lavora a un aspetto». Guglielmetti e Simonin, oltre ad aver realizzato un videoclip con la regista Radiana Basso, si sono concentrati in particolare sulle luci, studiano il concetto che verrà portato dal vivo.
Già, perché il percorso live di "Abisso Blu" è tutt'altro che finito: a cominciare dal 13 aprile, data di presentazione del vinile dell'album (lo stesso che Marco ci ha donato per l'asta autunnale a favore della Fondazione Amilcare) con dei musicisti francesi. «Farò poi delle date in Francia in giugno, altre in Svizzera francese durante l'estate e poi in autunno sto programmando un blocco di date». Sarà quindi «una tournée sparsa, più diradata, anche per impegni familiari. Son diventato da poco padre e la vita da musicista sarà differente, però l'intenzione di suonare dal vivo rimane di interesse primario».
Nel corso dell'episodio si è parlato anche degli altri progetti musicali nei quali Guglielmetti milita, della sua formazione sonora e molto altro. A partire da dove proviene il nome Infesta. «Ricercando tra le parole del disco ("Passerella", ndr), mettendo su un foglio una serie di opzioni, per finire sono caduto su questo nome del quale sono molto contento, che ha un'ambivalenza, un chiaroscuro, diciamo, dalla derivazione dal verbo infestare, alla dimensione in festa, quindi gioiosa, di celebrazione della vita».







