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CANTONEÈ lei quella pericolosa: «Ma con il Covid l'abbiamo decimata»

05.05.22 - 08:39
Arriva il caldo e con esso la famigerata zanzara tigre: «Uno degli organismi invasivi più pericolosi al mondo»
tipress
È lei quella pericolosa: «Ma con il Covid l'abbiamo decimata»
Arriva il caldo e con esso la famigerata zanzara tigre: «Uno degli organismi invasivi più pericolosi al mondo»
Eleonora Flacio la studia da oltre 20 anni e sa come tenerlo a bada: «Così scongiuriamo epidemie e ne evitiamo la diffusione»

LUGANO - È minuscola, ma incredibilmente fastidiosa. Da sempre compagna indesiderata delle nostre estati, è fonte di pruriti, inestetici ponfetti e persino portatrice di pericolose malattie. La zanzara è prossima a tornare. E in Ticino c’è chi la conosce come le sue tasche: la responsabile del settore ecologia dei vettori dell’Istituto microbiologia della Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI), Eleonora Flacio.

Da quant'è che si occupa della zanzara tigre?
«Sono 22 anni, mentre delle zanzare in generale dal ‘98, quindi ormai 24 anni».

Come mai la scelta di concentrarsi su questo insetto?
«È considerato uno degli organismi invasivi più pericolosi al mondo, sia per la sua capacità di espandersi, sia in qualità di vettore generalista di malattie tropicali. Inoltre, in Europa, vive a stretto contatto con l’uomo. Insomma, bisogna occuparsene».

Come si è evoluta la sua presenza sul territorio?
«Un tempo noi eravamo abituati alla zanzara comune, denominata “Culex pipiens”. Quella marroncina che pungeva la sera, per intenderci. Poi, all’inizio degli anni ‘90, in Italia ha fatto la sua comparsa la zanzara tigre, originaria del sud-est asiatico. È arrivata tramite il trasporto di copertoni usati. All’epoca la pericolosità di questa specie non era conosciuta, così ha fatto in tempo ad espandersi in tutta la Penisola. In Ticino, nel 2000, abbiamo deciso di agire a livello preventivo. Questa specie si sposta anche sulle lunghe distanze, chiedendo ad esempio "un passaggio" alle automobili. E noi abbiamo l’A2, una delle più importanti arterie autostradali d’Europa. Insomma, abbiamo deciso di effettuare dei controlli per frenarne l’entrata, o quantomeno per tenerne a bada il numero». 

Come si fa a tenere d’occhio un esserino che a malapena si riesce a vedere?
«Mediante trappole apposite e ispezioni ho iniziato a sorvegliare le stazioni di sosta delle autostrade, i grossi parcheggi e poi i posti dove poteva trovare terreno fertile per svilupparsi, come i cimiteri, tramite i sottovasi con acqua stagnante. Nel 2003 l’abbiamo identificata e abbiamo quindi esteso la sorveglianza a tutte le aree industriali. È poi stata trovata a Chiasso in ambito urbano e dal 2009, in pratica, i comuni lavorano con noi nella gestione della zanzara effettuando, sotto la nostra coordinazione, attività sia di sorveglianza che di controllo mediante trattamenti e rimozioni dei focolai larvali».

L'idea dell'intervista nasce da una banalità: da una parte i comuni hanno già iniziato con le comunicazioni relative alla profilassi, poi in redazione le zanzare sono già tornate…
«In questo periodo le uova di zanzara tigre escono dal letargo invernale. Le zanzare che voi avete in ufficio probabilmente sono quelle che hanno superato l’inverno da adulte. Si piazzano sulle pareti di casa e vanno in letargo. Appena si alzano le temperature si risvegliano e iniziano a pungere». 

Una volta la zanzara era lo scotto da pagare per godersi l'estate. Adesso capita di trovarne in ogni periodo dell'anno. Si sono evolute?
«No, assolutamente. Quelle che si trovano in casa in inverno sono per l’appunto in letargo. Salvo alcune eccezioni, complice il caldo in casa che le fa risvegliare prima del tempo, non sono attive». 

L'anno scorso, in piena pandemia, allarmò l'arrivo della zanzara coreana. Un pericolo reale? È ancora presente?
«Questo fu uno pseudo-scoop giornalistico di chi è parso volesse alimentare la paura della gente. La zanzara coreana, per intenderci, è presente sul territorio ticinese già dal 2012, assieme a quella giapponese. Tra l’altro fu descritta come pericolosa quando non lo è praticamente per nulla. È molto simile alla zanzara tigre per caratteristiche, salvo per il fatto che praticamente non trasporta virus. Non è quindi un problema di tipo sanitario. Inoltre ce ne sono pochissime». 

Quindi il vero pericolo è la zanzara tigre?
«Certo, ed è per questo che ce ne occupiamo. Può trasmettere almeno 26 arbovirus differenti, comprese diverse malattie tropicali. È un vettore generalista, che vive a stretto contatto con l’uomo e punge tanto. Quindi la probabilità che possa portare a una piccola epidemia locale è molto alta».

Ma come fanno a trasmettere malattie tropicali se qui da noi questi virus non ci sono?
«È molto semplice. Quando andiamo all’estero, rischiamo di contrarre una di queste malattie e di portarcele a casa. Ce le abbiamo nel sangue. Una volta tornati a casa possiamo essere punti dalla zanzara tigre locale che può trasportare il virus. E magari si ammala il vicino di casa che non è nemmeno stato in vacanza, per intenderci». 

Come si interviene a quel punto? 
«I medici di base sono istruiti per avvisare in caso di presenza di febbri estive strane, che poi vengono verificate. È l’Ufficio del medico cantonale a segnalarci la presenza di queste malattie; a quel punto interveniamo con dei trattamenti mirati e aggressivi nell’area di residenza della persona malata. Si tratta di una procedura che fino ad ora ci ha permesso di scongiurare episodi di trasmissione di questi virus. E in ciò siamo un po’ i primi della classe in Europa, anche perché riuscendo a tenere sotto controllo il numero di queste zanzare è più facile intervenire in questi casi particolari».

Insomma, prevenire con i trattamenti specifici non evita solo fastidiosi pruriti…
«Esatto. Anzi, ci tengo a dire che, complice la pandemia e il fatto che la gente si è trovata a trascorrere più tempo in giardino, abbiamo constatato che le persone hanno applicato le nostre raccomandazioni in maniera più scrupolosa. I risultati si sono visti e va detto: sono stati eccezionali. Già con la stretta collaborazione dei comuni riusciamo a contenerla molto bene, tanto che è più sicuro stare in Ticino che in molti altri posti d’Europa. Normalmente, a causa della loro capacità di riprodursi in modo esponenziale, la quantità di zanzare aumenta di anno in anno. Ma, grazie alla maggiore e migliore azione dei cittadini ticinesi, siamo riusciti ad abbassare le densità di zanzara tigre del 68% rispetto al periodo pre-pandemico. Non mi risultata che sia mai successa una cosa simile altrove».

Come riconoscerla
La zanzara tigre è prevalentemente nera, ma in certe parti del corpo (zampe, addome, palpi) è ricoperta da scaglie bianche. Molto evidente è la linea dorsale di scaglie bianche che si estende su capo posteriore e torace.

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