CANTONEPer una volta tutti d'accordo

11.04.22 - 16:04
Settantasette voti su settantasette e applauso: il Gran Consiglio dice sì alla lingua dei segni
tipress
Per una volta tutti d'accordo
Settantasette voti su settantasette e applauso: il Gran Consiglio dice sì alla lingua dei segni

BELLINZONA - Unanimità, zero astenuti, e applauso finale. Il Gran Consiglio ticinese oggi si è trovato universalmente concorde - per una volta - su un tema in votazione. Il riconoscimento ufficiale della lingua dei segni tramite una modifica della costituzione cantonale è stato approvato con 77 voti favorevoli, zero contrari e zero astenuti. 

Proposta da una mozione del Partito socialista (primo firmatario Raoul Ghisletta) e supportata dal Consiglio di Stato, la modifica costituzionale ha incontrato il favore di tutti gli schieramenti da sinistra a destra: ora dovrà essere approvata dal popolo, tramite una votazione che si svolgerà probabilmente in autunno. 

screenshot ti.ch

Si tratta di «un passo importante di cui siamo fieri» ha dichiarato nella sua relazione il direttore di Pro Infirmis e deputato Ps Danilo Forini. «Non riguarda soltanto le persone sorde ma tutte le persone portatrici di disabilità, verso cui abbiamo il dovere di adottare misure che assicurino autonomia e inclusione sociale».

Per la Federazione svizzera dei sordi è «un momento storico» necessario per arrivare a «un accesso adeguato all'amministrazione, ai servizi pubblici, alla sanità e alla formazione» da parte delle persone sorde, sottolinea la direttrice Alexandra Nötzli. 

Anche dalla destra non è mancato il supporto, anche c'è chi come Roberta Soldati (Udc) ha ricordato che «già attualmente esistono degli strumenti legislativi per l'inclusione delle persone disabili» e sottolineato che «il buon senso e la buona volontà per certi aspetti sarebbero sufficienti a portare miglioramenti concreti, senza attendere lunghi iter legislativi».  

Tamara Merlo (Più Donne) ha auspicato che «la modifica costituzionale non rimanga lettera morta, come avvenuto per i diritti delle donne» e ha invitato la maggioranza parlamentare a «non adottare una politica di tagli alla spesa pubblica a discapito dell'inclusione così come della parità di genere» ricordando come un'integrazione reale delle persone sorde «avrà bisogno di risorse umane ed economiche oltreché di una forte volontà politica». 

Le frecciatine insomma non sono mancate, anche nel momento della "tregua". Dopo gli applausi si è passati all'oggetto successivo: una mozione contro il "Welfare state" presentata da Sergio Morisoli (Udc). E agli abituali toni battaglieri. 

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