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«Quando la madre mi ha detto: "Mia figlia è una modella, datele il miglior appartamento"»

CANTONE«Quando la madre mi ha detto: "Mia figlia è una modella, datele il miglior appartamento"»

01.04.22 - 08:47
Incomprensioni, comportamenti errati, leggerezza. Sono tante le ragioni che possono rendere difficoltosa la convivenza.
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«Quando la madre mi ha detto: "Mia figlia è una modella, datele il miglior appartamento"»
Incomprensioni, comportamenti errati, leggerezza. Sono tante le ragioni che possono rendere difficoltosa la convivenza.
La volontaria Milena Follini racconta i casi affrontati fino ad ora, tra famiglie ucraine umili e pretenziose. SOS Ticino: «L'accompagnamento sociale sta diventando impegnativo».

LUGANO - Il vecchio detto sull’ospite e sulla sua presenza “scomoda” già dopo i primi giorni, ha certamente un fondo di verità. È per questo che Milena Follini, la volontaria del Luganese di origini ucraine che da giorni si adopera per trovare sistemazione ai profughi in arrivo, è molto attenta a selezionare i generosi ospitanti prima di collocare una famiglia di rifugiati.

«Non si gioca con la vita degli altri - sottolinea -. Per questo chiedo un colloquio preliminare. Dalle prime frasi si riesce a capire la serietà della persona che si mette a disposizione. A volte, infatti, ci si candida con troppa leggerezza. Preferisco quindi avvertire che è un qualcosa a tempo indeterminato, che bisogna assumersi una responsabilità. Sono persone, non giocattoli che si possono gettare in mezzo a una strada», aggiunge. 

Insomma, un primo scarto avviene quando chi ospita capisce che non è cosa di pochi giorni: «Anche perché - spiega Milena - non posso accettare chi mi dà una disponibilità limitata a poche settimane. I bambini devono essere scolarizzati e quindi necessitano di un alloggio fisso. E poi c’è lo stress legato al cambiamento».

Molte storie a lieto fine - Ad oggi la volontaria ha già aiutato circa 200 rifugiati, principalmente mamme e bambini. A tutti è riuscita a trovare anche un alloggio privato. Insomma, di storie ne ha viste tante. La maggior parte a lieto fine: «Sabato ho accompagnato una famiglia a casa di un signore gentilissimo. È stato molto gratificante vedere come si sono trovati subito d’accordo. Ha offerto loro una stanza, ma si è anche preso un giorno di permesso dal lavoro per aiutarli a scegliere i vestiti, a sistemarsi nel modo più comodo possibile. E come lui tante altre persone si stanno attivando per far sentire bene i loro ospiti».

Ma anche piccole tensioni - Sui grandi numeri è facile però trovare la “ciambella senza buco”.  «Purtroppo è capitata anche qualche sistemazione meno riuscita. E dopo qualche giorno iniziano a emergere piccole tensioni che, con il passare del tempo, portano alla volontà di sciogliere il rapporto di convivenza. Accade più spesso quando sono due famiglie di rifugiati diverse a dover condividere lo stesso tetto, piuttosto che quando la convivenza è tra famiglia ospitante e ospite». 

Ecco che Milena, in questi casi, corre a fare da paciere. Sempre con successo, almeno fino ad ora: «A giocare un ruolo in queste incomprensioni, d’altra parte, è anche la difficoltà a comunicare». Il problema che emerge più spesso, in ogni caso, è quello della pulizia della casa: «Sono sempre sciocchezze legate alla scarsa collaborazione. A quel punto io mostro alla famiglia ospitata quali sono le alternative: i dormitori di Chiasso e Cadenazzo. Per carità, sistemazioni dignitose, ma sicuramente meno comode di una stanza tutta per loro. È un ottimo deterrente». 

Chi è umile... - Bisogna poi fare i conti con le diverse personalità della gente. «Paradossalmente - prosegue Milena - mi viene da dire che tra le persone più umili ci siano proprio quelle che arrivano da una situazione di maggior benessere. Ho incontrato professori, avvocati, chirurghi… sono tra i più timidi, riconoscenti, tra coloro che non avanzano mai una richiesta. Forse tra i più consapevoli».

... e chi non lo è affatto - Non sono mancati i casi diametralmente opposti: «Ce n'è uno su tutti che mi sento di dover menzionare - conclude -. Dal bus scende questa mamma ed esordisce così: “Guardi che mia figlia è una modella famosa in Ucraina. Ci faccia avere l’appartamento migliore”. Per carità, una bellissima ragazza, ma dietro di lei c’erano tantissimi bambini. Una scena triste, ma soprattutto una pessima figura».  

«Un compito che inizia ad essere impegnativo» - Anche il presidente dell'organizzazione no profit SOS Ticino, Mario Amato, non nasconde qualche difficoltà relativa alla gestione di questi flussi migratori: «Non credo che al momento esista un vademecum sulle questioni legate all’accompagnamento sociale dei profughi ucraini. Va detto che, per qualcuno, questo compito sta cominciando ad essere impegnativo».

 

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