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CANTONEYogurt, salami, materie prime: l'effetto-Putin sul Ticino

25.02.22 - 19:02
I latticini leventinesi, i salumi di Stabio e cento aziende di trading a Lugano potrebbero sentire il colpo della guerra
tipress
Yogurt, salami, materie prime: l'effetto-Putin sul Ticino
I latticini leventinesi, i salumi di Stabio e cento aziende di trading a Lugano potrebbero sentire il colpo della guerra
La Agroval di Airolo è stata l'apripista. Ma diverse imprese in Ticino fanno affari con la Russia. L'associazione dei trader: «Ci sono già problemi di liquidità»

LUGANO - Yogurt. Prosciutti. Ma anche farmaci e soprattutto materie prime. L'impatto dell'embargo alla Russia potrebbe sentirsi in diversi settori dell'economia ticinese, dopo la decisione di Putin di invadere l'Ucraina e le conseguenti sanzioni annunciate dal Consiglio federale. 

Non solo banche - Venerdì pomeriggio è entrata in vigore la "black-list" di 363 nomi a cui il Consiglio federale limita l'accesso alla piazza finanziaria (dove sono parcheggiati capitali russi per oltre 20 miliardi di franchi). Ma con l'inasprirsi del conflitto la risposta dei governi occidentali potrebbe diventare più severa, e così le contro-misure della Russia.  

Le conseguenze economiche sul Ticino «dipenderanno essenzialmente dalle decisioni dei governi» ma potrebbero «essere particolarmente pesanti per i settori più esposti in Ucraina e Russia» spiega il direttore della Camera di Commercio Luca Albertoni. Tra questi figurano in particolare il settore farmaceutico, dei macchinari, dell'elettronica e alimentare. 

Salumi e latticini - Dopo il primo embargo europeo seguito all'annessione della Crimea, sono diverse le aziende ticinesi che si sono lanciate "alla conquista" dell'Est. I salami e i prosciutti della Rapelli di Stabio hanno ottenuto l'omologazione all'esportazione nel 2016. Prima ancora, i formaggi e gli yogurt della leventinese Agroval erano sbarcati nei supermercati russi

Per il titolare Ari Lombardi la guerra è stata «un fulmine a ciel sereno» su cui preferisce non commentare. «Ci sono legami di amicizia con i nostri clienti e ovviamente questa situazione dispiace» spiega. «Lavoriamo con la Russia da diversi anni, non è il nostro principale mercato ma un buon mercato. Se le sanzioni lo imporranno, interromperemo la fornitura spiegando che non è colpa nostra. La nostra azienda tratta tutti i clienti con la medesima serietà e professionalità».  

Materie prime dall'Est - Un altro settore che invece è già colpito dal conflitto è quello del trading. Lugano - assieme a Ginevra e a Zugo - è una delle principali piazze elvetiche per le materie prime, con un centinaio di trader attivi. Al contrario della piazza finanziaria, questa è «tendenzialmente in crescita negli ultimi anni» spiega il presidente della Lugano Commodity Trading Association Marco Passalia. 

Le aziende di trading danno lavoro a circa 1600 persone sul Ceresio, e generano un gettito fiscale di 80 milioni l'anno. Le transazioni con l'Ucraina riguardano esportazioni di cereali, soya e grano (cosiddette "soft-commodities") e di prodotti siderurgici. Quest'ultima categoria è trattata da «una trentina di trader luganesi», ma «non tutti i prodotti siderurgici arrivano dall'Ucraina» sottolinea Passalia. 

«Serve prudenza» - Più ampio il trading con la Russia, che a Lugano significa soprattutto energia, prodotti siderurgici, carbone e metalli rari e preziosi. «Difficile dire quale potrebbe essere l'impatto di eventuali sanzioni» frena Passalia. «Quello che stiamo già vedendo, è che le banche non vogliono più finanziare transazioni con questi due paesi per non esporsi a un rischio eccessivo, e questo è un problema per gli operatori». Questi ultimi escono già da un anno e mezzo di forte rincaro delle materie prime, e «sono in crisi di liquidità in relazione alle margin calls elevate legate all'esplosione dei prezzi». In generale «non è un momento di crisi ma senz'altro è un momento in cui s'impone prudenza». 

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