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CANTONEGiornalisti nel mirino. Con il Covid c'è chi "scoppia"

10.02.22 - 06:00
Stress, ansia e continui attacchi hanno messo sotto pressione la categoria.
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Giornalisti nel mirino. Con il Covid c'è chi "scoppia"
Stress, ansia e continui attacchi hanno messo sotto pressione la categoria.
Diverse le richieste d'aiuto per stemperare la tensione accumulata e scongiurare depressione e burnout. Lo psicologo e i sindacati confermano: «Categoria sotto attacco»

LUGANO - C'è una categoria professionale che, dall'inizio della pandemia, non si è mai fermata. E nonostante questo, nel corso dei mesi, ha visto moltiplicarsi gli attacchi nei suoi confronti. Stiamo parlando del professionista dei media, il giornalista, in buona sostanza. Il menù che gli si è presentato davanti, suo malgrado, è abbastanza variegato: si va dai semplici insulti vomitati sui vari social, agli attacchi più diretti recapitati via posta elettronica, fino agli stalker e persino alle minacce di morte. 

Quotidianamente e senza interruzioni, chi fa questo mestiere ha dovuto affrontare morti, contagi e previsioni più o meno pessimistiche. Senza poter voltare la testa dall’altra parte. Certamente non ha vissuto l’angoscia di chi lavora sul fronte, nel settore sanitario, ma è pur vero che nessuno aveva preparato professionalmente la categoria a navigare, seppur virtualmente, tra virus, corsie d’ospedale e dolore.

Insomma, una nebbia di negatività grava da due anni sulla testa di chi batte sui tasti per informare il cittadino. Tutto ciò, gradualmente, ma inevitabilmente, ha appesantito psicologicamente il giornalista, come ci conferma Marco Celoria, specialista in psicologia clinica e psicoterapia, oltre che Presidente e Membro titolare dell'Accademia di Psicoterapia Psicoanalitica della Svizzera italiana (APPsi). «Dal piccolo vertice d’osservazione del mio studio privato, ho potuto raccogliere in terapia più giornalisti. Tanti, a dire il vero, nell'ultimo anno e mezzo», sottolinea. «Questo non fa certo statistica, però conferma che sicuramente il problema c'è».

Giornalisti che danni... i numeri - Un problema che, per lo specialista, deriva in parte «dal bisogno di riempire continuamente spazi informativi, con una sicura difficoltà a gestire gli approfondimenti che sarebbero necessari». Celoria nota, ad esempio, una certa «difficoltà nel gestire i numeri della pandemia ed interpretarli». «Questi dati - prosegue -, non sono statistiche, che dovrebbero rispondere a un criterio rigorosamente scientifico, ma vengono gestite come tali creando confusione verso chi si informa. Accade addirittura che i messaggi divulgati siano contraddittori. Ecco che il lettore, passando da un portale all’altro, si trova a leggere tutto e il contrario di tutto, fino al punto di trovarsi a non capire più dove sia la verità». 

Professionalità in dubbio - Complice, in questa Babele delle informazioni, vi sarebbe secondo l’esperto anche «la velocità». «D’altro canto - spiega - se la notizia non viene pubblicata subito si è in ritardo rispetto agli altri. Questo stare tra due fuochi ha chiaramente mutato il modo di lavorare del professionista dei media. Ne risente l’approfondimento, che è il principio fondamentale dell'informazione, è così viene messa in dubbio la professionalità del giornalista».

E ansia da prestazione - Ecco quindi le critiche da parte di chi cerca una verità e non riesce a trovarla. «Tutto questo porta a una chiara ansia da prestazione. Sicuramente la categoria è costretta ad essere molto performante, a premere sull’acceleratore. Questo innalza il livello di ansia. È cresciuto di colpo il livello di tolleranza allo stress. Ma attenzione, questo stress prima o poi emerge, perché non è possibile da reggere ad oltranza. Ed ecco comparire le depressioni, i disturbi d’ansia e altri scompensi importanti». «Oltre a ciò - incalza Celoria -, svestiti i panni del professionista il giornalista si trova a dover gestire anche le situazioni personali e familiari».

Come difendersi - Proteggersi da tutto questo, per lo specialista, è possibile. «Bisogna difendersi con delle regole più strutturate, imparando a gestire il flusso di lavoro e tutelandosi con orari di lavoro che tengano conto dell’aspetto umano».

«Categoria sotto attacco» - Dello stesso parere è Syndicom, il sindacato che rappresenta i lavoratori della comunicazione, dell'informatica e dei media in Svizzera. «Testimoniamo che la categoria dei giornalisti è sotto attacco.  La situazione sta nettamente peggiorando ed è preoccupante», ammette il sindacalista Nicola Morellato. «Negli ultimi due anni - aggiunge - la pandemia ha evidenziato un problema che esiste da tempo, andando a inasprire ulteriormente l’imbarbarimento del dibattito pubblico e a favorire la divulgazione delle fake news». 

«La politica non vuole un cane da guardia della democrazia» - Anche per Morellato, in ogni caso, la categoria necessita di una regolamentazione. Che potrebbe arrivare con la votazione del 13 febbraio. «C'è però una parte di contrari che fondamentalmente è la stessa politica, interessata a indebolire l'informazione pubblica che così non riesce a fare da cane da guardia della democrazia».

Secondo il sindacalista è proprio il mondo politico ad aver cavalcato la confusione che oggi ostacola la professionalità di chi lavora nei media: «Anche alle nostre latitudini i partiti della destra conservatrice stanno cavalcando tutti quei movimenti un po' strampalati, tra no vax e complottisti/terrapiattisti, per far apparire i giornalisti alla stregua di venduti, di pennivendoli».

Un'idea che pare aver attecchito. «Proprio per questo è importante garantire una pluralità dell'informazione che sia certificata e prodotta da chi che sa ciò che scrive. Non tutta quella spazzatura che gira sui social in baffo a qualsiasi codice deontologico».

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