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La sede di Luxury Goods a Sant'Antonino
CANTONE
17.11.2021 - 06:000
Aggiornamento : 13:39

Il lungo addio di Gucci: crollano le imposte, personale dimezzato

Questo autunno altri 50 impieghi hanno lasciato il Ticino. La multinazionale si ritira lasciando una scia di lamentele.

Da Cadempino a Bioggio, i comuni registrano cali milionari del gettito fiscale. Il rimpianto dei sindaci e del sindacato ma i collaboratori interinali raccontano condizioni di lavoro «troppo dure».

CADEMPINO - There's a long goodbye. È un lungo addio quello tra Gucci e il Ticino, cominciato nel 2019 quando la multinazionale del lusso Kering ha annunciato una ritirata progressiva dal cantone. Il personale della logistica (Lgl) si è nel frattempo dimezzato, stando a informazioni raccolte da tio.ch/20minuti. 

Un addio senza rimpianti? Dipende dai punti di vista. Le testimonianze di alcuni interinali, che nei magazzini di Bioggio e Sant'Antonino ci hanno lavorato, raccontano di condizioni di lavoro «molto dure» con turni anche di 12 ore, e paghe inferiori ai 2500 franchi. «Non ci tornerei mai più» racconta un frontaliere 35enne. I lavoratori intervistati (cinque), assunti da tre diverse agenzie, concordano nel definire «massacranti» i turni di lavoro, e raccontano di orari e licenziamenti comunicati via Whatsapp da un giorno all'altro, una pratica già denunciata in passato dai sindacati. 

Anche il numero degli interinali è incerto, come il loro destino. L'azienda contattata non ha fornito dettagli al riguardo. Più chiara la sorte dei dipendenti assunti direttamente da Gucci, con contratto collettivo: su oltre 400 – più o meno il 40 per cento residenti - finora circa un centinaio avrebbero aderito al piano sociale. Gli ultimi licenziamenti (una cinquantina) risalgono a settembre. Considerando le dimissioni (altrettante) in Ticino restano circa 250 dipendenti, divisi tra le sedi di Bioggio e Sant'Antonino. 

Il loro futuro? Il piano di Kering è di spostare entro il 2023 gran parte delle attività in provincia di Novara: ma finora solo una minima porzione dei dipendenti avrebbe accettato il trasferimento in Italia. «Abbiamo ottenuto un piano sociale particolarmente buono, ma è chiaro che una ristrutturazione resta un evento traumatico, e le condizioni salariali in Italia sono meno attrattive che in Ticino» spiega Paolo Coppi del sindacato Ocst. «Altro discorso per gli interinali: assunti da altro datore di lavoro e assoggettati sotto un altro contratto collettivo, sottostanno a condizioni diverse».

Insomma qualche rimpianto forse c'è, nonostante tutto. Anche da parte del Comune di Cadempino, dove Lgl ha la sede legale. Il gettito delle aziende nel 2019 è crollato da 13.9 milioni a 5.8. Nel 2020 si è ulteriormente dimezzato, a 2.5 milioni. «Abbiamo avvertito un contraccolpo e siamo molto dispiaciuti di questa partenza» commenta bilanci alla mano il segretario comunale Roberto Sorci. Cali inferiori ma comunque vistosi si registrano anche a Sant'Antonino (da 3.2 milioni a 2.4 nel 2019) e a Bioggio (da 5.9 a 4.1) dove l'azienda ha i magazzini logistici.

«Non abbiamo ricevuto comunicazioni di uno smantellamento, ma è chiaro che la situazione non ci rallegra» commenta il sindaco di Bioggio Eolo Alberti. Le retribuzioni dei dipendenti non interinali sono «mediamente buone» e anche le imposte alla fonte, sottolinea. «Resta la speranza che non via sia uno smantellamento totale, visto che i magazzini sono di proprietà dell'azienda». E che il lungo addio si riveli alla fine un arrivederci.  

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