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CANTONENo al certificato Covid in biblioteca, lo chiede il SISA

18.10.21 - 16:20
La motivazione: «In alcuni casi la biblioteca è l'unico luogo che garantisce le condizioni adeguate allo studio».
Tipress (archivio)
No al certificato Covid in biblioteca, lo chiede il SISA
La motivazione: «In alcuni casi la biblioteca è l'unico luogo che garantisce le condizioni adeguate allo studio».
«Noi ci limitiamo a mettere in atto le disposizioni, non possiamo sottrarci», sottolinea Stefano Vassere, direttore del Sistema bibliotecario ticinese.

BELLINZONA - Senza Covid-pass niente biblioteca. È la realtà attuale per gli studenti di tutta la Svizzera, ticinesi compresi. Ma Il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) non ci sta e annuncia di aver lanciato – in forma cartacea e online – la petizione “No al certificato Covid nelle biblioteche!” indirizzata al Consiglio di Stato ticinese. Le firme raccolte su Campax sono finora 370. 

«Lo scopo di questa petizione è quello di permettere l'accesso alle biblioteche cantonali senza alcun discrimine basato su un dato sanitario», scrive il SISA, puntualizzando che ciò che viene chiesto è che il Governo ticinese faccia pressione sul Consiglio Federale affinché la limitazione all’accesso alle biblioteche venga revocata.

Il problema dell’accesso alle biblioteche rappresenta una forte preoccupazione del corpo studentesco, viene sottolineato, «poiché in taluni casi la biblioteca è l’unico spazio in cui sono garantite le condizioni adeguate allo studio». 

Secondo il SISA le biblioteche, essendo luogo di studio, di cultura e di scambio di idee, dovrebbero essere accessibili a tutte e tutti senza alcuna discriminazione. «Allo stato attuale, la libertà di accesso ai luoghi di cultura tra i non vaccinati è un privilegio di classe: non tutte e tutti hanno le facoltà economiche per potersi testare frequentemente».

Voce alle biblioteche 

«Noi ci limitiamo a mettere in atto le disposizioni, non possiamo sottrarci, al di là del fatto che questa decisione sia condivisa o meno», commenta Stefano Vassere, direttore del Sistema bibliotecario ticinese. E riguardo a eventuali rimostranze: «Riceviamo delle lamentele piuttosto regolarmente, in alcuni casi anche pronunciate nei toni e nei contenuti. Quello che diciamo è che purtroppo è una scelta politica che non dipende da noi». I controlli del certificato, spiega infine Vassere, erano inizialmente svolti dai bibliotecari, ma sono ora compito di alcuni dipendenti assunti a contratto per ricoprire questa funzione.

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