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LUGANO
26.02.2021 - 06:000
Aggiornamento : 10:30

Paolo che si scoprì negativo sulla via di Davesco

Un test rapido all'ospedale manda in isolamento un paziente, ma è un falso allarme da cui nasce una storia surreale

Tra mezzi pubblici vietati, marce forzate, tamponi contrastanti e risposte che non arrivano, ecco la storia dell'uomo positivo e negativo al tempo stesso

LUGANO - Che fosse una domenica nata storta e destinata a proseguire peggio, Paolo (il suo vero nome è noto alla redazione) lo ha intuito subito. Quando alle 5 del mattino ha avvertito delle forti fitte al basso ventre. Ma non poteva immaginare quello che sarebbe successo…

Il ricovero al Civico - Con una prudenza pagata in seguito col sudore, l’uomo, che abita a Sonvico, decide di salire su un bus per recarsi all’Ospedale regionale di Lugano. «Al Pronto soccorso del Civico mi dicono che è una colica. Decidono di ricoverarmi - racconta Paolo -. Ma prima mi fanno il tampone. Dopo una ventina di minuti dal test rapido, scopro di essere positivo. Sono sorpreso perché non avevo sintomi».

Da colica a Covid - Per il paziente scatta il ricovero in isolamento in una stanza in reparto. È qui che, verso le 14, squilla il suo smartphone. È un addetto del Contact tracing che, dopo le domande di rito sui contatti, comunica a Paolo l’obbligo di rimanere in auto-isolamento fino al 3 marzo. «Per fortuna, tranne moglie e figlia, non avevo incontrato nessuno nel weekend».

La marcia indietro - Al Civico resta fino al mezzogiorno di lunedì, quando i medici, vista la scomparsa dei dolori addominali, decidono di dimettere il paziente. Può tornare a casa, gli dicono: «Ho chiesto loro in che modo. Ero senz'auto e, secondo le istruzioni ricevute, non potevo prendere un mezzo pubblico. Vada a piedi, mi hanno detto». Ora dal Civico a Sonvico ci sono circa 7 km. A Paolo suggeriscono dunque una marcetta post colica di un’oretta e mezza. Ma, tra il personale sanitario, c’è anche chi consiglia il mezzo pubblico. Un'altra persona obietta che è meglio evitare. In quel momento il paziente era ufficialmente positivo.

La seconda chiamata - Paolo si avvia a piedi e giunto dalle parti di Davesco riceve sul telefonino, attorno 15, un messaggio dall’Ufficio del medico cantonale: “Buongiorno, la informiamo che l’esito del test Covid-19 effettuato il 21.02.2021 ha dato esito negativo (il virus non è presente)”. A Paolo sorge il sospetto che l’sms sia destinato alla moglie o alla figlia, che pure avevano fatto il tampone. Invece a non essere contagiato è proprio lui.

In bilico tra positivo e negativo - Saputa la buona notizia, Paolo ri-chiama subito il Contact tracing, dove gli rispondono che il secondo esito - ossia quello del test PCR di conferma - dovrebbe essere più attendibile del primo. Seguono altre telefonate. Fino a quella delle 17 in cui gli dicono che: «Visto che c’è un esito positivo e uno negativo, teniamo prudenzialmente per buono quello positivo. Lei deve stare in isolamento fino al 3 marzo».

Paolo si auto-libera - Davanti all’irritazione di Paolo, la persona al telefono gli consiglia di eseguire un tampone risolutivo: «Lo faccio martedì mattina al Conza. Torno a casa, mi isolo in camera fino alle 18, quando finalmente mi comunicano che sono ufficialmente negativo». Ma non è ancora la fine: «Mi sarei aspettato una comunicazione ufficiale di fine isolamento». Invece niente: «Sono stato due giorni a casa quando potevo andare in ufficio. Ho dovuto fare un secondo tampone per non sottopormi a un inutile isolamento». La conferma di revoca arriva mercoledì alle 11.37 sul telefonino di Paolo. La liberazione finale, un'oretta dopo, quando anche il calcolo viene espulso. Non sapremo mai se per merito della camminata.

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