Foto Business Growth
L'interno della produzione di mascherine della Business Growth, a Bioggio.
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Aggiornamento : 05.03.2021 - 17:21

Come funziona e quale storia c'è dietro l'azienda "fantasma"

Ha vinto un appalto statale per la fornitura di un milione di mascherine. Ma ufficialmente non esisteva. Ecco perché.

Enrico Rocchinotti, direttore della Business Growth, spiega: «Quando ci siamo insediati a Bioggio, nessuno si è ricordato di notificarci al Comune».

BIOGGIO - Un milione di mascherine vendute al Cantone da una ditta fantasma? La recente interrogazione al Consiglio di Stato firmata da diversi deputati di Lega e UDC, in primis da Tiziano Galeazzi, ha destato parecchia curiosità. Ma chi c’è davvero dietro a questo affare e a questa impresa? Tio/20 ha incontrato Enrico Rocchinotti, direttore della Business Growth, l’azienda con sede legale a Roveredo Grigioni, ma con gli stabilimenti a Bioggio. La "ditta fantasma". 

Signor Rocchinotti, dunque esistete…
«Sì. E mi sono reso conto solo da pochi giorni di come possa essere nata l’incomprensione. Siamo entrati nella sede di Bioggio a giugno 2020, nello stesso stabile in cui c’è la Polizia Malcantone Est tra l'altro. Io ero convinto che la notifica al Comune la facesse il nostro “padrone di casa”. Lui evidentemente era convinto del contrario. Tutto è andato avanti. Ma per le autorità comunali noi non esistevamo».

A confondere ulteriormente le carte c’è anche il fatto che avete la sede a Roveredo Grigioni. Perché questa scelta?
«È stato il nostro fiduciario a consigliarcela. Anche perché io e il mio socio abitiamo lì. Fino a marzo dello scorso anno eravamo domiciliati a Locarno. Abbiamo anche alcuni uffici a Chiasso. È chiaro che, per quanto prodotto in Ticino, veniamo tassati in Ticino. Il fatto di avere sede nei Grigioni non è un modo per scappare dal fisco, chiariamolo». 

La vostra azienda è nata nel 2016. Ma producete mascherine solo da agosto 2020. Che avete fatto fino a quel momento?
«Inizialmente seguivamo progetti nel settore delle telecomunicazioni. Successivamente ci siamo interessati al mondo del riciclo. Dell’economia circolare. Oggi ci occupiamo della progettazione d'impianti di termovalorizzazione. E anche della lavorazione di fibre in carbonio. Operiamo nel settore medicale. E a un certo punto è sorta l’idea di acquistare, in leasing, anche due macchine per la produzione di mascherine chirurgiche, le famose 2R».

Quello del Cantone era un bando importante. Come si vince un bando di concorso simile partendo praticamente dal nulla?
«Ma come ho appena detto noi abbiamo una storia alle spalle. Fatta di competenze comprovate. La serietà c'è sempre stata. Poi sono arrivate anche le mascherine, certo. Produciamo tra le 40 e le 50.000 mascherine al giorno. Nei primi mesi le vendevamo solo a privati. L’idea di partecipare al bando cantonale è nata dopo la supervisione dell’ispettorato del lavoro che ci ha lodati per come eravamo organizzati. E così ci siamo fatti avanti, inviando la nostra documentazione». 

Il Cantone ha già ricevuto quel milione di mascherine?
«Sì. A fine gennaio. Ci spiace per il disguido che ha fatto discutere tutto il Ticino. Ora ovviamente ci siamo annunciati anche al Comune di Bioggio. Riceveremo una sanzione amministrativa. Dovuta e lecita».


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