foto Eddie Queen
CANTONE
09.10.2020 - 08:050
Aggiornamento : 12:24

La triste notte del Dj

Movida al collasso. Lo sfogo dei professionisti della notte, affamati dal Covid

LUGANO - Una notte lunga un anno. È l'incubo in cui sta vivendo, da marzo scorso, il popolo delle discoteche, quello che "non dorme" e ora ha paura di non risvegliarsi più. 

Eddie Queen ha appreso sul divano di casa la notizia del nuovo stop ai club in Ticino. Il deejay luganese è senza lavoro da marzo. Per i professionisti che, come lui, vivono solo di divertimento notturno, la decisione del Consiglio di Stato è stata una doccia fredda. 

«Sono molto preoccupato» racconta a tio/20minuti. «Sono stati mesi difficili, i locali notturni erano già allo stremo, e quest'ultima batosta avrà effetti devastanti. Capisco le ragioni delle autorità, ma il nostro settore è quello che soffre più di tutti». 

I deejay fanno parte delle categorie "dimenticate" nell'emergenza. Come altri indipendenti, hanno ricevuto con due mesi di ritardo - a fine aprile - le indennità per la perdita di guadagno (Ipg). Dal 16 di settembre gli assegni si sono fermati di nuovo. «Non sappiamo cosa sarà di noi in futuro» lamenta Queen. «E l'indennità copre solo una parte del danno. Ci sono spese fisse. Senza contare il fatto che, rimanendo a lungo fuori dalle scene, quando si tornerà alla normalità dovremo partire da zero». 

Il lockdown per le discoteche non è mai finito del tutto. Durante l'estate il limite di 100 ingressi a serata ha influito sui bilanci, e anche sui cachet dei deejay. Ma i problemi sono iniziati prima, con l'apertura dei bar fino alle 2 di notte.

 «È stato un duro colpo per le discoteche in Ticino, e il coronavirus ha dato la mazzata finale» osserva Manuel Pruiti, event manager del Luganese che nel frattempo ha cambiato professione. A posteriori, si ritiene fortunato. Ma la vita notturna «è fatta di svariate figure come promoter, direttori artistici, gerenti e artisti per i quali la situazione attuale è estremamente difficile».

«A pesare sul settore in questo momento è soprattutto l'incertezza sul futuro» aggiunge Pruiti. «Nessuno vuole investire in eventi, che poi vengono annullati. Non si capisce più niente, quante persone possono partecipare, cosa si può e non si può fare». Un mondo su cui è calata per ora una certezza: si chiude. Tutti a casa.  

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