Sotto il verde delle alghe «poco ossigeno e microplastiche»
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LUGANO
04.10.2020 - 22:220

Sotto il verde delle alghe «poco ossigeno e microplastiche»

Parola ai ricercatori della Supsi che stanno effettuando una campagna di prelievi e monitoraggi nel bacino

Lo stato generale del lago è abbastanza buono, ma preoccupa la scarsa ossigenazione degli strati profondi e l'alta concentrazione di micro frammenti

di Redazione
Michele Novaga/Spi

LUGANO - LUGANO - Ha mostrato una brutta cera il Ceresio nelle scorse settimane. Colpa di un limaccioso strato di alghe che ne ha prescritto il divieto di balneazione. Ma qual è lo stato di salute del lago al di là delle inquietanti apparenze? Abbastanza buono, rispondono i ricercatori dell’Istituto di scienze della terra alla Supsi, anche se i problemi non mancano. 

Il bicchiere mezzo pieno - Si ha guardando al passato: «Quando il Ceresio è stato colpito dal fenomeno dell’eutrofizzazione a seguito dell’inquinamento da fosforo ma ora è in fase di risanamento» spiega Fabio Lepori, a capo del team impegnato nel monitoraggio del lago su mandato del Cantone (nell'ambito di un programma italo-svizzero). 

La sfida è duplice - «Uno degli obiettivi del programma di risanamento – sottolinea il ricercatore della Supsi - è quello di portare una buona ossigenazione nella colonna d’acqua che va fino ai 100 metri di profondità. Ora la situazione dell’ossigenazione delle acque profonde rimane critica e spesso, soprattutto d’estate, viene a mancare l’ossigenazione e il lago entra in una situazione di anossia». Un problema che potrebbe essere aggravato dal riscaldamento climatico con una maggiore stratificazione delle acque e la conseguente difficoltà di riossigenare le acque profonde.

Microplastiche macroproblema - Il secondo malanno è rappresentato dalle microplastiche, la cui concentrazione è particolarmente elevata nel Ceresio: «Uno studio pilota condotto dal Cantone negli scorsi anni indica che il loro livello è pari a 0,2 micro particelle per metro quadrato: un valore doppio rispetto alla media degli altri laghi della Svizzera» ricorda Camilla Capelli ricercatrice della Supsi che sta studiando la presenza di questi inquinanti nel lago. Si tratta, spiega, «soprattutto di frammenti di fibre tessili e di film di imballaggi, quasi invisibili a occhio nudo dato che hanno una dimensione massima di pochi millimetri e che potrebbero entrare nella catena alimentare dell'uomo creando anche un danno all'ecosistema».

Presto prelievi in profondità - Uno degli obiettivi della ricerca in corso è anche stabilire in quali parti del Ceresio le concentrazioni sono più elevate. «Stiamo effettuando dei prelievi di acqua superficiali con una speciale rete detta manta che screma la superficie dell’acqua e raccoglie le plastiche galleggianti. L’anno prossimo ci concentreremo nella colonna d’acqua in profondità e anche nei sedimenti» conclude la specialista.

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